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Visualizzazione dei post da 2013

The walk to Paradise Garden

Questa foto richiama, neppure troppo velatamente, " The walk to Paradise Garden " di Eugene Smith. Per E.S. quella foto ha rappresentato il suo ritorno alla fotografia, dopo due anni trascorsi tra ospedali e interventi chirurgici, e alla vita dopo l'esperienza della guerra. E mentre seguivo i miei figli che attraversavano il sottobosco verso gli alberi più alti – ebbri della meravigliosa gioia della scoperta che trovavano ovunque – li guardai e mi resi conto ancora una volta che malgrado tutto, malgrado la guerra e le sconfitte, malgrado le battute d’arresto, capii che quel giorno, in quel momento, volevo innalzare un canto alla vita e all’importanza di continuare a viverla. ( "Eugene Smith. Più reale della realtà", ed. Contrasto, 2011 ) Per me rappresenta la gioia di vedere crescere i figli, e lo stupore di vederli avventurarsi sempre più autonomi, curiosi e sicuri nella vita. Comunque sia, è un inno alla vita. Ciao Giovanni

L'importanza dello sfondo nel ritratto

Vedere un professionista all'opera è sempre istruttivo. E questo video, di Serge Ramelli , non fa ovviamente eccezione. Anzitutto, mostra l' importanza dello sfondo in un ritratto , e come sia possibile cambiarlo semplicemente spostandosi un poco a lato, in alto o in basso (e come una lente luminosa, a diaframma tutto aperto, riesce a rendere accettabile anche uno sfondo banale). Elementare, ovvio... ma non sempre ci si pensa. E' interessante anche il suo processo di selezione di un'immagine , tra tutte quelle scattate. Lui utilizza Lightroom, ma nulla vieta di applicare/riadattare la stessa logica usando altri software. Mi ha colpito, infine, la quantità di fotografie che ha scattato. Questo, in realtà, è un aspetto che mi sorprende ogni volta che vedo un professionista all'opera; credo derivi dal fatto che, cresciuto nella cattiva interpretazione del mito dell' istante decisivo di Henri Cartier Bresson , sono stato a lungo convinto che un Fotografo (d...

Ritratto fotografico, cosa ho imparato da Ernest Wright

«A mio parere il ritratto fotografico è unico in quanto ciò che viene fotografato non è un soggetto a se stante ma, piuttosto, un soggetto che si sta relazionando con il fotografo. Non è possibile ottenere una buona foto se il soggetto non si fida di te e, di conseguenza, non puoi davvero realizzare un ritratto fotografando da lontano. Per la mia esperienza, il soggetto deve poter capire perchè stai fotografando, quali sono le tue intenzioni e, in ultima analisi, qual è il tuo obiettivo. Se riesci a spiegare tutto questo e ad ottenere la loro fiducia, le persone si aprono e accettano di porsi in relazione con te. La fiducia è la base sulla quale vengono realizzati dei buoni ritratti.» (Ernest Wright, Portraits of the Homies , su Nikon Rumors)

Come cambiare velocemente un obiettivo

Cambiare ottica è un'operazione relativamente semplice. Cambiare ottica velocemente è sicuramente più complicato. Cambiare ottica velocemente e senza una superficie di appoggio è molto rischioso (per il portafogli). In rete si trovano - abbastanza facilmente - dei consigli su come eseguire questa operazione. Io ne ho scelti tre. Iniziamo con quello che non si deve fare. Ovvero: come NON cambiare velocemente ottica. Nonostante l'esito (disastroso) finale, l'idea di utilizzare l'indice per trovare la posizione di innesto / sgancio dell'ottica si può anche provare ad usare. E il nostro sfortunato docente non se la prenda: il suo video, in poco più di 2 mesi, è stato visto quasi 90.000 volte. Il sistema mostrato nel video che segue, invece, è utile soprattutto con obiettivi non particolarmente voluminosi. Nell'esempio viene usato un sistema Canon (l'ottica si sgancia ruotandola in senso antiorario, e si innesta ruotandola in senso orario). E q...

Una settimana con la Fuji X-A1 in prova

Per una settimana ho avuto a disposizione la Fujifilm X-A1 , la seconda Fuji X, dopo la X100, con il sensore con matrice Bayer, solitamente e sbrigativamente definita entry level . E proprio da questo "entry level" voglio partire, prima di parlare della X-A1: se non ci intendiamo sul suo significato, va a finire che non ci intendiamo neppure sulla macchina. Secondo i vocabolari  consultati,un prodotto entry level è: a) semplice ed economico o b) pensato per essere usato dai principianti. Il che non è esattamente il caso della Fuji X-A1. La X-A1, infatti: a) è indubbiamente la più economica tra le Fuji serie X ad ottiche intercambiabili; b) ma, per la mia esperienza, non è un prodotto che consiglierei ad un principiante e, viceversa, non lo vedo come un prodotto riservato ai principianti. Sul primo punto, per fortuna, non c'è nulla da aggiungere: la Fuji X-A1 ha un ottimo rapporto qualità prezzo , in linea con la concorrenza di Sony, Panasonic e ...

Nel mio giardino, un video racconto per i bambini

Tutto è iniziato con una serie di brevi video registrati, nel giardino di casa, per testare le capacità video della Panasonic LF1: siamo alla fine di ottobre e il brulicare degli insetti sui fiori dell'edera ha attirato la mia attenzione. Il passaggio alla modalità macro è stato, come dire, istintivo, e i risultati non male per una compatta veramente tascabile. Panasonic LF1, modalità "macro" Viste le immagini, Enza Emira ha pensato bene di rimodellarle a modo suo e di costruirci sopra una breve storia sugli insetti, storia che abbiamo affidato alle voci dei nostri figli, Elena Sofia e Giuseppe. I suoni e rumori del giardino, di Costa Ipsa , sono scaricati da Freesound , un sito con un incredibile archivio di suoni e rumori con licenza Creative Commons. E questo è il risultato: un breve filmato (3 minuti) per mostrare ai bambini i piccoli animali che popolano i nostri giardini, e la loro incredibile vita. Che aggiungere? Spero che vi piaccia. Ciao Giovan...

Benvenuti su Mag72, il nuovo indirizzo di questo blog

Eccoci al nuovo indirizzo, Mag72 , quello che mi ospiterà da qui in avanti. Il passaggio spero sia stato, dall'esterno, assolutamente indolore: nei prossimi giorni mi dedicherò al redirect 301 di tutti i post e - su blogger - temo che sia un'operazione da fare un post alla volta (sono più di 1.700!); se qualcuno conosce un tool per sottomettere a blogger un redirect massivo gliene sarei estremamente grato :) Riordinando i post, ne ho trovato uno che era rimasto in bozza dal 30 maggio 2009: si intitolava "Rose in bianco e nero (vii - viii)" e non ha mai visto la vita. Fino ad oggi. Il benvenuto sul nuovo sito ve lo do, quindi, con due rose, non rosse ma in bianco e nero. Due rose nate su rGBphotos.info e sbocciate virtualmente qui, su Mag72.com. Ciao Giovanni B.

Creatività e i limiti di un super-ego

«Il lavoro creativo, per eccellere, richiede la volontà di assumersi dei rischi, di sperimentare, e di esplorare nuovi territori alla ricerca di grandi idee. Se il super-ego diventa la norma, si può diventare inflessibili e restii ad assumersi quei piccoli rischi necessari per uscire dal proprio ambiente, nel quale ci si sente sicuri e padrone di se, e lanciarsi anima e corpo nel proprio lavoro. Molti stazionano nella loro zona di sicurezza, perche preferiscono vivere con l'idea di essere invulnerabili piuttosto che assumersi un rischio e scoprire che hanno dei limiti.» ( Get Over Yourself: How Your Ego Sabotages Your Creativity , di Todd Henry)

Salgado, per sconfiggere la morte ho ricostruito il paradiso

Ti suggerisco di guardare l'intervento di Sebastião Salgado al TED 2013: lo puoi guardare anche su YouTube ma, essendo soggetto a restrizioni per "età", devi accedere con il tuo account. Salgado si è dedicato alla fotografia solo dopo i 30 anni, ma questa passione è diventata rapidamente per lui un impegno totalizzante. I suoi progetti fotografici hanno documentato in modo maestrale la storia contemporanea dell'umanità, una storia che troppo spesso implica morte, distruzione o degrado. In questo video Salgado condivide la sua storia personale: di come, dopo il Ruwanda, tutta la violenza che ha voluto documentare l'ha quasi ucciso e di come l'ha salvato la bellezza del mondo, cui ha voluto dedicare il suo ultimo lavoro, Genesi , che documenta i popoli e i luoghi dimenticati del mondo. Interessante, per conoscere l'uomo e il fotografo, è anche questa intervista sul "linguaggio della fotografia", pubblicata sempre da TED. Ciao gio.bi

Regalati "Le luci del fotografo", di Max Angeloni

"Possiamo avere la penna più prestigiosa ed elegante al mondo ma senza l’inchiostro non potremo scrivere nemmeno una lettera, così possiamo avere l’attrezzatura più sofisticata e costosa al mondo ma senza la luce non potremmo scattare nemmeno una foto." (Max Angeloni) Ad un workshop ero fianco a fianco a Max Angeloni: io ho scattato la mia foto, lui la sua. Il soggetto era il medesimo, le condizioni identiche, le macchine fotografiche molto simili (io la Fuji X-E1, lui la X-Pro1 se non ricordo male), le ottiche uguali, i risultati abissalmente distanti. La differenza stava tutto nell'uso delle luci e delle ombre disponibili. Lì ho capito il valore inestimabile di poter vedere un professionista all'opera. Così quando ho visto che era stato, finalmente, pubblicato il suo libro (" Le luci del fotografo "), l'ho contattato per chiedergli un po' di materiale per presentarlo anche su questo blog. Sia chiaro, non ho ancora letto questo libro e, quindi...

Humans of New York: a me piace! (con buona pace dei rosiconi)

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in questo articolo: " Rant: I’m Tired of ‘White Guy Photography’ Projects ", di un tal Nick Vossbrink. Rant /rænt/: n , invettiva, filippica; vi , sbraitare, strepitare La capacità di trasudare astio che, a volte, si respira sul web mi infastidisce, quindi ho saltato a piè pari l'articolo. Ma nel corso del medesimo giorno è tornato a galla un altro paio di volte, e quindi alla fine gli ho dedicato 5', forse anche meno. Screenshot del sito Humans of New York L'articolo di Nick non vale 1 cent, e quindi avrei potuto anche fare a meno di lincarlo, ma è stata l'occasione per imbattermi nel progetto Humans of New York . Cos'è Humans of New York ? Fino a qualche minuto fa non avrei saputo rispondere, adesso sì: in sostanza un tal Brendon, dopo aver fatto un po' di scemenze, tipo scommettere 3.000$ sulla vittoria di Obama alle Presidenziali (ma gli è andata bene), aver lavorato in borsa e aver perso il posto,...

Street photography, le fotografie di Rinzi Ruiz

Breve video di introduzione al lavoro di Rinzi Ruiz , un "fotografo di strada" di Los Angeles che sfrutta la luce per enfatizzare la sua storia e per isolare i suoi soggetti dal caos che li circonda. Per Ruiz la street photography è un'occasione per "camminare e riflettere" , e non a caso il suo blog si chiama " Street Zen - Walking Meditation "; boh, a me le cose "zen" mi lasciano sempre un po' perplesso (a meno che non si parli del libro "Lo Zen e l'arte di manutenzione della motocicletta" , quello non me lo deve toccare nessuno) ma, a giudicare dai risultati del suo lavoro, il suo approccio funziona. Ciao Giovanni B.

Le fotografie di Ami Vitale

La prima volta che ho visto le fotografie di Ami Vitale sono rimasto, come dire?, affascinato e folgorato: ecco cosa significa "disegnare con la luce". Ma le "belle fotografie", per lei, sono finalizzate unicamente a dare adeguata testimonianza alle persone che incontra ed alle loro storie: Non penso che una fotografia possa cambiare il mondo. Ma penso che ne possa minare le fondamenta. Il lavoro di Ami Vitale da 13 anni testimonia i problemi del mondo femminile, dalla povertà alla salute. E il suo desiderio di vedere dei cambiamenti l'ha portata a unirsi a Ripple Effect Images , un'organizzazione fotografica - fondata da Annie Griffiths - che mette il proprio archivio fotografico a disposizione di altre organizzazioni che si impegnano per il cambiamento. Raccontiamo storie importanti, ma che non appaiono nelle prime pagine - dice Ami Vitale - Sono la chiave per collegare le cose e per permettere alle persone di impegnarsi per fare la differenza ...

Panasonic GF6, la prova sul campo e le fotografie

La Panasonic GF6 , con pochi, significativi interventi (lo schermo ribaltabile di 180° "per farsi l'autoscatto", il WiFi e la funzione NFC per condividere rapidamente le foto), finalmente acquista una sua precisa identità. Come premio, me la sono portata a fare una passeggiata nel bosco. La storia della serie GF di Panasonic è la storia di un parricidio: dopo aver inventato la GF1, la fotocamera che ha lanciato il fenomeno mirrorless, Panasonic con poche, semplici mosse ha ammazzato questa sua creatura. Nelle successive versioni (GF2, GF3, GF5), infatti, le GF si sono sempre più orientate al mercato delle compatte, ma senza troppa convizione. Ora, con la presentazione della Panasonic GF6 e con il lancio della serie GX, chiaramente rivolta ai fotoamatori più sfegatati, ogni dubbio è tolto: la GF è dedicata a chi proviene dal mondo delle compatte/smartphone e vuole "qualcosa in più", senza perdere nulla in termini di facilità d'uso e di comodità di cond...

Witty Books (era Witty Kiwi), l'editore italiano per la fotografia indipendente e di documentazione

Mi sono imbattuto in Witty Kiwi  (oggi Witty Books ) qualche settimana fa, nel corso di un festival di fotografia. Il nome di questo editore mi era completamente sconosciuto, e questo ha suscitato la prima curiosità; la foto di copertina della rivista esposta mi suonava strana, e questo è stato il secondo elemento di interesse; i prezzi esposti erano assolutamente affrontabili, e questo mi ha convinto. La copertina del primo numero di Witty Mag Me ne sono andato con due libretti di fotografia (uno dei quali un pezzo unico, fatto a mano, che ha attirato l'attenzione di tutti quelli che l'hanno visto) ma soprattutto con una storia che sa di pazzia: un giovane editore (Tommaso Parrillo) che vuole rilanciare la fotografia indipendente e di ricerca in Italia. Un pazzo, appunto. E siccome io i pazzi li ammiro, e credo che senza la loro energia questo mondo sarebbe molto più triste, ho chiesto a Tommaso di parlarci di questa sua splendida idea. Questa è una breve chiacchierata...