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Visualizzazione dei post da luglio, 2021

L'attimo prima di salire sul ring

Da qualche anno, grazie alla disponibilità del Roma Fight Club , ho la possibilità di seguire gli spettacolari match di K1 e Muay Thai che periodicamente organizza nella Capitale. Più che gli incontri, tuttavia, mi piace fotografare quello che accade prima, negli spogliatoi o nei corridoi trasformati in improvvisate palestre per il riscaldamento.  Le situazioni sono (spesso, anzi sempre!) difficili: poca luce (e non voglio usare il flash per non disturbare gli atleti nella loro preparazione) e spazi ristretti, dove gli atleti cercano di concentrarsi o completano il riscaldamento. Però sono proprio queste condizioni che permettono di ottenere immagini più intime, che non lasciano minimamente presagire lo scarico di adrenalina che seguirà dopo qualche manciata di minuti Fight Club Roma 2021 - Federico Fava Fight Club Roma 2021 - Gianluca Trotti Fight Club Roma 2021 - Kristel Granita Fight Club Roma 2021 - Maria Splendorio Fight Club Roma 2021 - Federico "Pshyco" F...

Gianni Berengo Gardin e il DNA della fotografia

A me interessa la foto di documentazione perché il vero DNA delle fotografia è la documentazione. Quindi io lavoro per l'archivio per tramandare ai posteri certe cose che scompaiono, certe tradizioni, certi paesaggi, certe architetture. (Gianni Berengo Gardin, minuto 2.32 di questo bellissima intervista) Ciao Giovanni B.

Gianni Berengo Gardin, colore o bianco e nero?

Siamo nati con la televisione in bianco e nero, col cinema in bianco e nero, tutti tutti al 99,99% i nostri maestri erano fotografi di bianco e nero quindi avendo succhiato l'arte in bianco e nero non potevo che fare bianco e nero. Perché secondo me il colore distrae. Distrae perché se io fotografo delle persone e una è vestita di rosso, puoi essere sicuro che nella fotografia si nota, salta fuori di più quella signora vestita di rosso e non i visi delle persone che sono la cosa più importante. (Gianni Berengo Gardin, minuto 3.09 di questa affascinante intervista). E, in un'altra intervista con Michele Smargiassi : Il colore distrae. Un cielo azzurro brillante sistema molte cose. Il libro che dedicai a Venezia, nel '62, era in bianco e nero, ma quella Venezia ora sembra irreale. Il bianco e nero dà quello scarto rispetto alla visione naturale che ti costringe a guardare meglio. Ciao Giovanni B.

Gianni Berengo Gardin e la foto buona

No, dice (Mulas), c'è un'enorme differenza: una foto bella è una foto che magari formalmente è perfetta però non dice niente; una foto buona magari è tecnicamente non perfetta ma racconta qualcosa e dice qualcosa. Da allora ho cercato sempre di fare foto buone e non belle. (Gianni Berengo Gardin, minuto 6.00 di questa interessantissima intervista) Ciao Giovanni B.

Gianni Berengo Gardin e la foto del secolo

Devo dire che la foto di Venezia ("Sul vaporetto") è stato, come si suol dire, un colpo di culo. Perchè nella vita di un fotografo servono anche i colpi di culo. Ero in vaporetto perchè abitavo al Lido, facevo sempre il tragitto su e giù con Venezia città e, niente, ho visto questa scena e ho avuto la fortuna che dietro un vetro di divisione ci fosse uno vestito di nero, che mi ha fatto da specchio ed ha riflesso quello che io avevo alle mie spalle. Quindi c'è questa doppia immagine. se fosse stato vestito di bianco non faceva specchio e non veniva la foto. ( Gianni Berengo Gardin ) Gianni Berengo Gardin, Venezia 1960, Sul vaporetto Per inciso, Henri Cartier-Bresson ha incluso la foto "Sul vaporetto" tra le 100 fotografie più belle del secolo. Ciao Giovanni B.

Nomadland, romanzo distopico al tempo presente

Molto più coinvolgente del film, molto più interessante del film, molto più duro del film, molto più drammatico del film. Nomadland è un romanzo distopico (ho appreso questo nuovo termine da pochissimo) al tempo presente. Una distopìa, o anche anti-utopia, contro-utopia, utopia negativa o cacotopia, è una descrizione o rappresentazione di una realtà immaginaria del futuro, ma prevedibile sulla base di tendenze del presente percepite come altamente negative, in cui viene presagita un'esperienza di vita indesiderabile o spaventosa ( Wikipedia ) Nomadland, racconto d'inchiesta di Jessica Bruder, ci immerge nella vita di un ceto medio che, arrivato alla pensione, scopre amaramente di non potersi più permettere di pagare l'affitto, o il mutuo, e di mangiare, e di curarsi. Deve scegliere: o mangi, o ti curi, o paghi l'affitto/mutuo. E quest'ultima è la voce che un gruppo sempre più crescente di nuovi nomadi ha deciso di tagliare, rinunciando ad un'abitazione fissa...