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Visualizzazione dei post da gennaio, 2019

Max Angeloni, fotografo

2 febbraio 2014. Sono quasi 5 anni, e mi sembra ieri: con Max Angeloni a quel tempo avevo una conoscenza superficiale, eppure mi aveva telefonato per invitarmi sul set fotografico di "Via Crucis - La via dolorosa" . Io ero emozionatissimo, timido e impacciato: con la mia X-E1 e il 18-55 cercavo di rubare qualche scatto senza essere troppo d'impaccio. Max Angeloni, fotografo, sul set de " Via Crucis - La via dolorosa ". Max, invece, come sempre era a suo agio, e  come sempre faceva di tutto per farmi sentire a mio agio: chiacchiere, battute, consigli, oltre a darmi in prova l'XF 56mm f/1.2 che aveva appena ritirato. Ed è con questo obiettivo che ho realizzato questo scatto, una buona sintesi di Max. C'è la luce artificiale, e Max è un maestro della luce artificiale; le mani che dicono che sta spiegando qualcosa, e Max ama condividere quello che sa; e c'è la sua barba (non riesco a immaginarmelo senza). Dopo quella prima esperienza, ho avuto l...

Fotografare, cosa ho imparato da Picasso (e Olivier Duong)

Liberamente tradotto dal post "Gleanings: Post Processing like Picasso" , di Olivier Duong: Quando ci mettiamo al pc per lavorare una fotografia, tendiamo a seguire un approccio realistico: esposizione media, bilanciamento del bianco moderato, colori precisi, ecc. Istintivamente tendiamo a riprodurre quello che abbiamo visto, non quello che abbiamo Visto (con la V maiuscola, ovvero la nostra Visione della realtà). La vita reale è noiosa, tutti vedono che l'erba è verde, quindi perché vogliamo limitarci a riprodurre l'erba di colore verde? Da sempre gli uomini hanno istintivamente e dolorosamente percepito che c'è qualcosa di più, qualcosa che trascende il reale, quindi perché non provare ad esprimerlo? Guardando i fuochi di artificio l'ultima notte dell'anno Questo post risale, addirittura, alle 23:12 del 23 aprile 2013, e mi ricorda che - quando si tratta di fotografia - a volte perdo tempo tornando sempre sugli stessi temi, senza mai affrontarl...

Fotografare, cosa ho imparato da un circo di paese

Qualche domenica (era il 2013, ndr) fa abbiamo portato i bambini al circo: un circo "da paese", con le sedie appoggiate direttamente sull'asfalto della piazza, l'acrobata che vende lo zucchero filato durante l'intervallo e il clown che è anche giocoliere. Ci siamo divertiti un sacco e, a conclusione dello spettacolo, il presentatore ha ringraziato per gli applausi dicendo che non volevamo stupirvi con chissà quali effetti, ma regalarvi delle emozioni per farvi trascorrere un pomeriggio speciale Mi ha colpito, la trovo una lezione utile anche quando si parla di fotografia: puntare meno sugli effetti speciali e più sulla capacità di suscitare emozioni . Per (provare a) regalare, a chi guarda le nostre foto, un momento speciale. Ciao Giovanni B. (Post pubblicato originariamente il 23 maggio 2013, alle 19.53)

Raccontare una storia fotografica, cosa ho imparato da Gianni Berengo Gardin

Quando fotografo amo spostarmi, muovermi. Non dico danzare come faceva Cartier-Bresson, ma insomma cerco anch’io di non essere molto visibile. Quando devo raccontare una storia, cerco sempre di partire dall’esterno: mostrare dov’è e com’è fatto un paese, entrare nelle strade, poi nei negozi, nelle case e fotografare gli oggetti. Il filo è quello; si tratta di un percorso logico, normale, buono per scoprire un villaggio ma anche una città, una nazione. Buono per conoscere l’uomo. (Gianni Berengo Gardin) Trento, 1985 | © Gianni Berengo Gardin | Courtesy Fondazione Forma per la Fotografia