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Visualizzazione dei post con l'etichetta Ritratto fotografico

Svelare la bellezza: i ritratti di Valeria Lobbia

Valeria Lobbia  è una fotografa ritrattista italiana, specializzata in ritratti di bambini, donne e maternità. Gli inizi sono ad Asiago, poco più di 10 anni fa, ed oggi si divide tra l'altopiano dei Sette Comuni (le radici sono importanti!) e Milano, capitale della moda e della fotografia patinata. Nel 2020 è seconda ai WPI Awards nella categoria Children Portrait, quest’anno è tra i quattro finalisti del premio internazionale " The Societies of Photographers " nella categoria "ritratto creativo". Valeria Lobbia fotografata da Valeria Lobbia Con lei si potrebbe parlare di molti argomenti: tecnica, luce, ruolo del fotografo, post produzione. Ma la prima domanda che voglio farle riguarda la bellezza, perché mi ha colpito una sua frase: le sue foto, i suoi ritratti "hanno l'intento di far emergere il meglio di te". Ed è una ricerca della bellezza che guarda la persona nella sua complessità, rifiutando i canoni standardizzati che spopolano sui socia...

"Gregory Heisler 50 Portraits", che libro straordinario!

A casa ho un centinaio di libri di fotografia, forse di più, e sono presenti sia i grandi classici, sia i grandissimi fotografi. Ma se fossi obbligato a scegliere e tenere un solo libro, senza alcun dubbio sceglierei "Gregory Heisler 50 Portraits: Stories and Techniques from a Photographer's Photographer" . E' in inglese, so che esiste l'edizione spagnola ma non so se esiste un'edizione italiana; ma se il ritratto fotografico è la tua passione, e la lingua non è un problema, questo è il primo e il principale libro da leggere e da studiare. Attenzione: scrivo "se la lingua non è un problema" perché questo è sì un libro di fotografie - e sono tutti ritratti interessanti, alcuni addirittura veramente emozionanti - ma la vera ricchezza è nel testo. Gregory Heisler condivide, infatti, una quantità di aneddoti inimmaginabile, che si trasformano rapidamente in un fiume di lezioni sulla tecnica del ritratto fotografico, sugli circostanze che portano ad un ...

Il ritratto fotografico secondo Roland Barthes

"Davanti all'obbiettivo, io sono contemporaneamente: quello che io credo di essere, quello che vorrei si creda io sia, quello che il fotografo crede io sia, e quello di cui egli si serve per far mostra della sua arte" (Roland Barthes) gio.bi - Autoritratto. 2015

Ritratto fotografico, cosa ho imparato da Eolo Perfido

Ogni ritratto è un’approssimazione. Alcuni ritrattisti cercano di esprimere rocambolesche ma sincere opinioni attraverso le loro fotografie. Vogliono restituire qualcosa che si approssimi al “vero”. Altri invece vedono nel soggetto uno “strumento attoriale” per costruire personaggi che spesso poco hanno a che vedere con la persona ritratta. I primi sono quei ritrattisti che cambiano dopo ogni ritratto, perché l’incontro li trasforma. I secondi sono coloro che realizzano sempre lo stesso ritratto indipendentemente dal soggetto fotografato alla ricerca di quell’immagine spesso sfocata che li ossessiona da anni. ( Eolo Perfido ) Sandro B. - Fotografo

Ritratto fotografico, cosa ho imparato da HCB

Cerco soprattutto un silenzio interiore. Cerco di tradurre la personalità e non un'espressione. (Henri Cartier-Bresson) Daniel Ghercioiu. Fighter. 2018

Ritratto fotografico, cosa ho imparato da Jean-Luc Nancy

Il vero ritratto è quello in cui il personaggio rappresentato non è colto in nessuna azione né adotta una espressione che svii dalla persona stessa. (Jean-Luc Nancy) Andrea D'Avino. Fighter. 2018

Ritratto fotografico, un consiglio da Henri Cartier-Bresson

Un ritratto è come una visita di cortesia di quindici, venti minuti. Non si possono disturbare le persone per più tempo. (HCB) Davide Armanini

Cosa distingue il ritratto fotografico da un dipinto?

Ma in che cosa si distingue, in concreto, una fotografia, per esempio di un volto umano, rispetto ad un ritratto dipinto ad olio? Per (Walter) Benjamin la differenza è enorme. Nell’un caso come nell’altro è rappresentata un’individualità, una persona, un volto. Ma mentre la pittura tende a universalizzare il suo oggetto, la fotografia invece porta con sé l’insopprimibile testimonianza di una identità precisa e inaggirabile. È proprio quella persona lì che vediamo nell’immagine, non semplicemente “un vecchio” o “un bambino”, ma una persona con una sua storia ritracciabile e narrabile. ( Di che cosa parliamo quando parliamo di fotografia? ) (Nel video, un ritratto fotografico dal progetto TOUCH, di Piero Cavagna e Giulio Malfer ).

Idee per un ritratto fotografico creativo

So che per piacere al motore di ricerca di Alphabet Inc. dovrei scrivere un sacco di parole. Ma in questo caso me ne servono veramente poche: video come questo di Jessica Kobeissi  sono dei validi riferimenti sia per sviluppare nuove idee, sia come manuale di esercizi da svolgere "a casa" quando si ha un po' di tempo libero. L'idea è semplice: utilizzare un vetro (credo, in realtà, che sia piuttosto la superficie in plastica di alcuni cornici che si possono comperare a pochi euro all'IKEA) per creare ritratti un po' meno banali. Non penso neppure che il risultato debba necessariamente piacere (a me, personalmente, non dispiacciono): devono essere considerati esercizi utili per migliorare la confidenza con la macchina fotografica e per stimolare un approccio creativo al ritratto fotografico. In effetti, se trovo un po' di tempo nelle prossime settimane potrei anche riprendere la serie di post dedicata agli "esercizi di fotografia per il fine s...

Alessio Malatesta, fighter

Alessio ha 17 anni e, beh, in tutto e per tutto sembra un ragazzo della sua età. Mentre chiacchiero con papà Francesco se ne sta educatamente seduto in silenzio; ogni tanto tira fuori il cellulare, guarda qualcosa e scrive, poi lo mette via e aspetta pazientemente il suo turno. Alessio ha, però, ben poco in comune con i ragazzi della sua età, anche se non lo ammette ( "non mi piace fare confronti" mi dice, e chiude l'argomento): a 17 anni ha già 65 incontri di Muay Thai sulle spalle (di cui 30 da professionista), in Italia e all'estero, Thailandia e Cambogia comprese. Che non si senta speciale lo si capisce da come mi guarda mentre gli faccio le mie domande: io sono curioso di capire come un ragazzo di 17 anni vive il fatto di essere un campione di questo sport, quali sacrifici deve fare, se non ha rimpianti ( "no, no ho rimpianti, faccio la mia vita e mi piace" ), cosa prova a salire sul ring, e mi accorgo che lui non capisce il senso di queste...

Mattia Faraoni, fighter

"Perché combatto? Ho iniziato a 7 anni con il karate tradizionale e, quindi, sin da bambino ho iniziato a confrontarmi, a individuare i miei limiti, a cercare di superarli. Tutto è nato così, per caso, per gioco, poi mi sono ritrovato all'interno di questo mondo ed è come una droga, una droga benefica però, salutare; non puoi fare a meno di quell'appuntamento con l'adrenalina!" - Mattia Faraoni Mattia Faraoni. Pugile e fighter K-1 L'ho fotografato durante l'allenamento al sacco, e sul ring. Ma questa è la fotografia che più mi piace e che, credo, meglio lo racconta.

Ma, allora, cos'è un ritratto fotografico?

Tante domande e poche risposte sul ritratto fotografico: di chi parla un ritratto fotografico? di cosa parla un ritratto fotografico? Ritratto di Davide Armanini, fighter. A Natale ho ricevuto in regalo 3 splendidi libri di fotografia: "Tim Walkers. Pictures" ; "Portraits" , con i ritratti di Uli Weber; "Un silenzio interiore. I ritratti di Henri Cartier-Bresson" . Sfogliandoli e risfogliandoli mi sono scoperto a "catalogare" le loro foto in "ritratti fotografici che parlano del fotografo" (e solo del fotografo) e in "ritratti fotografici che parlano del soggetto fotografato" (o che parlano anche del soggetto fotografato). Scorrendo le fotografie di Tim Walkers e, ancor più, quelle di Uli Weber, immaginifici esempi di maestria fotografica che faccio rientrare nella categoria "ritratti fotografici che parlano del fotografo" (e solo del fotografo), mi sono domandato se è corretto considerarle dei ritratti ...

Max Angeloni, fotografo

2 febbraio 2014. Sono quasi 5 anni, e mi sembra ieri: con Max Angeloni a quel tempo avevo una conoscenza superficiale, eppure mi aveva telefonato per invitarmi sul set fotografico di "Via Crucis - La via dolorosa" . Io ero emozionatissimo, timido e impacciato: con la mia X-E1 e il 18-55 cercavo di rubare qualche scatto senza essere troppo d'impaccio. Max Angeloni, fotografo, sul set de " Via Crucis - La via dolorosa ". Max, invece, come sempre era a suo agio, e  come sempre faceva di tutto per farmi sentire a mio agio: chiacchiere, battute, consigli, oltre a darmi in prova l'XF 56mm f/1.2 che aveva appena ritirato. Ed è con questo obiettivo che ho realizzato questo scatto, una buona sintesi di Max. C'è la luce artificiale, e Max è un maestro della luce artificiale; le mani che dicono che sta spiegando qualcosa, e Max ama condividere quello che sa; e c'è la sua barba (non riesco a immaginarmelo senza). Dopo quella prima esperienza, ho avuto l...

Davide Armanini, fighter

"Combatto perché mi piace mettermi alla prova e per vedere se riesco a superare i miei limiti. Ad ogni match l'asticella si alza, con avversari sempre più forti; io mi metto alla prova e vedo se riesco a vincere" - Davide Armanini Davide Armanini. Fighter K-1 24 marzo 2018, serata del Fight Club Roma: Davide combatte contro Armen Hovhannisyan. Nel bel mezzo dell'incontro l'avversario scivola e cade all'indietro sul ring. Davide si avvicina e lo aiuta ad alzarsi. Poi il combattimento riprende, intenso come prima. Questa breve, per molti insignificante sequenza di eventi mi ha fatto capire cosa sono gli sport da combattimento, e che tipo di atleta (e di persona) è Davide Armanini.

Simone Del Vecchio, fighter

"Combatto perché è divertente, combatto per dimostrare a me stesso di cosa sono capace, combatto, combatto perché lo so fare molto bene, combatto perché nel quadrato mi sento al sicuro e mi sento a casa. Combatto perché quando combatto io sono felice" - Simone Del Vecchio Simone Del Vecchio. Fighter K1 Simone ha la faccia da bravo ragazzo, è disponibile e rilassato. Dice che combatte "perché è divertente", e guardandolo sul ring si capisce che non lo dice per scherzo. Anzi, sul ring è anche troppo serio.

Giorgio Leonardi, fighter

"Combatto per la passione che ho per questo sport, che per me è sempre stato un punto di forza nella vita: mi ha aiutato a superare i momenti più brutti dandomi un posto dove sfogarmi e creare un gruppo che è come una seconda famiglia" - Giorgio Leonardi Giorgio Leonardi. Fighter Muay Thai Mi piace la possibilità di "ambientare" un ritratto e, qualche, volta l'ambiente ricambia con piacevoli sorprese. Come in questo caso, con la posizione delle mani di Giorgio Leonardi che richiama quelle di Muhammad Ali. Fortunate coincidenze...

Alessandro Crescenzi, fighter

"Combatto perché quando sono sul ring sono libero di esprimere tutto quello che sono: un guerriero" - Alessandro Crescenzi Alessandro Crescenzi. Fighter Muay Thai Tra tutte le foto scattate non è stato facile scegliere quella che meglio rappresenta Alessandro Crescenzi. Alla fine mi sono fatto guidare dalle sue parole, "sul ring sono libero di esprimere tutto quello che sono...", e sono soddisfatto!

Filippo Saba, fighter

"Combatto perchè non ho mai fatto altro. Usare braccia e gambe è solo un'espressione del significato di combattere. Tante altre persone lo fanno tutti i giorni senza dover salire sul ring. Farlo per me significa liberare quello che sono" - Filippo Saba Filippo Saba, fighter K1, con Pierpaolo Tesoro, durante la sessione fotografica Filippo Saba entra e, in un attimo, invade la scena con il suo fisico imponente e, soprattutto, con il suo sorriso solare. Sorriso che, quasi quasi, fatica a nascondere anche in questo scatto...

Andrea D'Avino, fighter

"Combatto perché è l'unico momento in cui mi sento vivo... l'unico momento in cui so quello che può e che non può succedere" - Andrea D'Avino Andrea D'Avino. Fighter Muay Thai C'è un breve, impalpabile attimo che separa il prima e il dopo: il prima, quando hai di fronte il ragazzo con il suo carattere, le sue certezze, i suoi dubbi; il dopo, quando ti trovi di fronte l'atleta, concentrato sull'azione, sulla sequenza di colpi, sull'avversario. Andrea D'Avino l'ho colto in questo breve, impalpabile attimo.

Paolo Angelini, fighter

"Ho iniziato per gioco... poi il mio maestro l'ha resa una passione ed io, stando spesso per strada, nella vita ho voluto e dovuto prevalere. Ho unito la mia voglia di essere il migliore con questo grande sport, che mi ha insegnato ad usare la testa oltre che le mani, e dopo essere salito su quel quadrato per la prima volta non puoi più fare a meno di quel mix di adrenalina e rispetto per l'avversario, fondamentale per essere un buon atleta. I sacrifici sono tanti prima di un match ma quei pochi minuti sul ring li ripagano tutti... perché combatto per essere il migliore in ciò che faccio, perché lo amo." - Paolo Angelini Paolo Angelini. Fighter K1 Determinazione. Questo è quello che ho visto in Paolo-Paoletto Angelini, questo è quello che ho voluto trasmettere quando l'ho fotografato.