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Fotografare, cosa ho imparato da David Alan Harvey e Daido Moriyama

A David Alan Harvey attribuiscono la frase Non fotografare le cose come appaiono. Fotografale come le senti. (Don't shot what it look like. Shoot what it feels like) che, se ci pensi, è un intero corso di fotografia concentrato in una riga. Per capire esattamente cosa vogliono dire queste poche parole di D.A. Harvey, ti consiglio di guardare questa sequenza di fotografie di Daido Moriyama. Un altro consiglio: togli l'audio. Il commento sonoro è assolutamente inutile e incoerente con le foto. Almeno, a mio parere. Ciao Giovanni B.

Paestum, il profumo nel cuore

Paestum, giugno 2017 Ci sono luoghi che ti imprimono la loro immagine nella mente. Paestum mi ha impresso il profumo del suo vento caldo, carico della resina dei pini e del sale del mare, nel cuore. Ciao Giovanni B.

Post produzione di una foto, cosa ho imparato da Fan Ho

Questa è una foto che mi fa riflettere. L'ha realizzata nel 1954 Fan Ho , tra i fotografi uno dei grandi, il cui nome viene talvolta associato anche alla street photography . Fan Ho - Approaching Shadow - Hong Kong 1954 La ragazza ha il capo chino e l'ombra incombe su di lei. Il fotografo voleva esprimere il concetto che la giovinezza della ragazza sarebbe svanita, e che ognuno ha lo stesso destino (cit.  Riccardo Perini ) e ha costruito la foto di conseguenza: ha chiesto alla cugina di appoggiarsi al muro, le mani dietro la schiena, il volto basso, e in camera oscura ha aggiunto l'ombra che scende lungo il muro. Non è solo una foto in posa, è anche una foto costruita in camera oscura. Senza quel triangolo d'ombra la foto avrebbe tutt'altra forza, quanto meno tutt'altro significato. Comportamento giusto? Comportamento sbagliato? Rispondo a queste domande con due citazioni, già proposte in passato (e sulle quali, quindi, avrei già dovuto riflettere...

Procida e il fantasma della Graziella

Procida, luglio 2015 La nostra cultura è ricca di leggende. A Procida domina quella del tragico amore della Graziella, assieme a molti altre storie - che ho scoperto leggendo il romanzo "Virginia e il segreto di Procida"  - dove gli estremi (amore e odio, vita e morte, luce e ombra) si scontrano violentemente dando vita a scene vivide, tremende, nette. Ciao Giovanni B.

Fotografare, cosa ho imparato da Kobe Bryant

In questi giorni circolano, purtroppo e inevitabilmente, molti aneddoti su Kobe Bryant, sulla sua vita privata e sportiva. Dal momento che stiamo parlando di un grande campione di basket, quest'ultimi sono quelli che più mi hanno interessato: «Un giorno sono entrato in palestra e Kobe stava tirando a canestro. Gli ho chiesto "da quanto sei qui?" e lui mi ha risposto "Da venti minuti". Anche a me andava di fare un po’ di tiri e gli ho chiesto se gli andasse di fare una gara. "Non posso" mi ha risposto "ho appena iniziato con questo tiro". Gli chiesi se da venti minuti stesse tirando dallo stesso punto e mi rispose di sì. "Torna fra 40 minuti, per allora dovrei avere finito". Me ne andai, ma non volevo credere che una persona potesse tirare per un’ora intera dalla stessa, noiosissima posizione, così tornai 35 minuti dopo e lui era ancora lì. Da 55 minuti tirava dalla stessa identica, inutile posizione senza neppure muovere i piedi...

Perchè fotografare? Ecco cosa ho imparato da Henri Cartier-Bresson

Ogni volta che premo il pulsante dello scatto, è come se conservassi ciò che sta per sparire. (Henri Cartier-Bresson) Ciao Giovanni B.

Fotogiornalismo, etica e il premio di Kevin Carter

Maurizio G. De Bonis, nel già citato articolo "Prove di dialogo sulla fotografia italiana", accenna anche al rapporto tra fotogiornalismo e etica. Una premessa: prima di proseguire, per contestualizzare le affermazioni di De Bonis vi invito a leggere tutto l'articolo citato (fra l'altro interessante sotto molti aspetti). De Bonis scrive: Dal mio punto di vista, ciò che avverto come terribile nel fotogiornalismo italiano, e non solo, è la mancanza totale di etica fotografica. E questa mancanza totale è a mio avviso generata dall’atteggiamento colonialista di molti fotografi, [...] La logica è la seguente: si fotografa il dolore e la fame per allontanarle da noi, per poter dire a noi stessi che quello che succede in Darfur o in Congo, in Europa o negli USA non potrà mai accadere. Come è gratificante sentirsi parte del mondo ricco… [...] Molti fotogiornalisti farebbero molto bene a riflettere su quello che fanno (cioè non informano ma volgarmente rappresentano genera...