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Gilles Peress, la fotografia è una testimonianza per la storia

Gilles Peress, iran, 1979-80 Non mi interessa più tanto realizzare una "buona fotografia"; sto raccogliendo prove per la storia. Gilles Peress

Elisabeth Biondi e l'importanza dello stile

Due appunti sull'importanza di sviluppare un proprio stile in fotografia, entrambi tratti dalla medesima un'intervista a Elisabeth Biond i ( Visual Editor del  The New Yorker dal 1996-2011) pubblicata un anno fa su Vanity Fair : (I fotografi) Hanno molto margine di libertà ed è fondamentale che gli scatti non siano mai uguali, che abbiano uno stile Al di là del soggetto da rappresentare l’importante è capire cosa ti richiedono e in che maniera realizzarlo rispettando uno stile. Quando sfoglio una rivista e guardo quell’immagine devo subito capire che sei stato tu a scattarla. Questo è il passo da compiere prima di qualunque cosa

24 hour project 2019, 24 ore di street photography

Torna l'appuntamento annuale con il più grande evento di street photography del mondo: il prossimo 25 maggio 2019  scatta il  24 hour project , 24 ore di street photography che coinvolgeranno migliaia di fotografi in tutto il mondo. Roma, 2016 Di cosa si tratta? Il 24 hour project è una ""maratona fotografica di 24 ore; chi partecipa scatta e condivide sui propri social network (Instagram, Twitter o Facebook...) una foto ogni ora, 24 in tutto, per "documentare, nel medesimo giorno, come vivono le persone di città diverse". Le foto devono essere tutte scattate il 25 maggio, secondo l'orario locale: 24 foto, una all'ora. (NB: in realtà non esiste un obbligo a coprire tutte e 24 le ore di una giornata...) Per tutte le informazioni potete contattare l' Ambassador della vostra città;  visto che lo conosco, e che ha già pubblicato un bel reportage sulla Route 66 per Mag72 , segnalo che per Messina il riferimento è l'amico  Francesco Algeri...

On Assignment - Una vita selvaggia. Cosa significa fare il fotografo naturalista

Ricevo e con piacere condivido questa "lettera" di Stefano Unterthiner, nella quale presenta il suo libro "On Assignement - Una vita selvaggia" e racconta cosa significa essere un fotografo naturalista. Saint-Vincent, 5 aprile 2019 Raccontare la propria vita non è mai facile. Ho provato a farlo con ON ASSIGNMENT, che non è 'soltanto' un libro fotografico. In quest'ultimo lavoro ho raccolto le mie immagini e storie più rappresentative, ma ho anche cercato di raccontare cosa significhi fare questo mestiere: il fotografo naturalista. Soprattutto, ho voluto descrivere la mia decennale collaborazione col National Geographic: i successi, ma anche le delusioni, speranze e difficoltà dietro ad alcuni degli scatti che ho realizzato su incarico (on assignment, per l'appunto) del Magazine americano. Mi auguro che questo libro ti farà amare, ancor più, la natura e la fotografia. È ciò che è successo a me lavorando al progetto. Grazie per avermi seguito in ...

Idee per un ritratto fotografico creativo

So che per piacere al motore di ricerca di Alphabet Inc. dovrei scrivere un sacco di parole. Ma in questo caso me ne servono veramente poche: video come questo di Jessica Kobeissi  sono dei validi riferimenti sia per sviluppare nuove idee, sia come manuale di esercizi da svolgere "a casa" quando si ha un po' di tempo libero. L'idea è semplice: utilizzare un vetro (credo, in realtà, che sia piuttosto la superficie in plastica di alcuni cornici che si possono comperare a pochi euro all'IKEA) per creare ritratti un po' meno banali. Non penso neppure che il risultato debba necessariamente piacere (a me, personalmente, non dispiacciono): devono essere considerati esercizi utili per migliorare la confidenza con la macchina fotografica e per stimolare un approccio creativo al ritratto fotografico. In effetti, se trovo un po' di tempo nelle prossime settimane potrei anche riprendere la serie di post dedicata agli "esercizi di fotografia per il fine s...

Alessio Malatesta, fighter

Alessio ha 17 anni e, beh, in tutto e per tutto sembra un ragazzo della sua età. Mentre chiacchiero con papà Francesco se ne sta educatamente seduto in silenzio; ogni tanto tira fuori il cellulare, guarda qualcosa e scrive, poi lo mette via e aspetta pazientemente il suo turno. Alessio ha, però, ben poco in comune con i ragazzi della sua età, anche se non lo ammette ( "non mi piace fare confronti" mi dice, e chiude l'argomento): a 17 anni ha già 65 incontri di Muay Thai sulle spalle (di cui 30 da professionista), in Italia e all'estero, Thailandia e Cambogia comprese. Che non si senta speciale lo si capisce da come mi guarda mentre gli faccio le mie domande: io sono curioso di capire come un ragazzo di 17 anni vive il fatto di essere un campione di questo sport, quali sacrifici deve fare, se non ha rimpianti ( "no, no ho rimpianti, faccio la mia vita e mi piace" ), cosa prova a salire sul ring, e mi accorgo che lui non capisce il senso di queste...

Mattia Faraoni, fighter

"Perché combatto? Ho iniziato a 7 anni con il karate tradizionale e, quindi, sin da bambino ho iniziato a confrontarmi, a individuare i miei limiti, a cercare di superarli. Tutto è nato così, per caso, per gioco, poi mi sono ritrovato all'interno di questo mondo ed è come una droga, una droga benefica però, salutare; non puoi fare a meno di quell'appuntamento con l'adrenalina!" - Mattia Faraoni Mattia Faraoni. Pugile e fighter K-1 L'ho fotografato durante l'allenamento al sacco, e sul ring. Ma questa è la fotografia che più mi piace e che, credo, meglio lo racconta.