Fotografica – Festival di Fotografia torna a Bergamo per la sua quinta edizione con un tema potente: “Coraggiosi si diventa”.
Un mese di mostre, incontri e storie raccontate attraverso le immagini di chi lotta, resiste e non smette di cercare libertà.
📍 Bergamo, Città Alta
🗓️ 11 ottobre – 9 novembre 2025
Tredici mostre in due luoghi simbolo — il Monastero del Carmine e l’ex Ateneo di Scienze Lettere ed Arti — porteranno in scena testimonianze di coraggio quotidiano: dalle donne afghane e iraniane che sfidano l’oppressione, ai migranti in cerca di futuro, fino ai racconti di chi combatte gli effetti della crisi climatica.
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| Anthony Todd - Cholitas Escaladoras |
Le mostre in programma
- The Cut – Silvia Alessi: le parrucchiere afghane costrette a lasciare il loro Paese dopo il ritorno dei Talebani.
- When Women lead the shedding of decayed society – Forough Alaei: il coraggio delle donne iraniane che sfidano i tabù sociali.
- NoWay! – Fabrizio Spucches: le rotte e i drammi delle migrazioni.
- Exodus – Nicolò Filippo Rosso: il viaggio dei migranti in America Latina.
- Restano i fiori – Valentina Tamborra/MSF: memorie e traumi di sopravvissuti a torture e violenze.
- Cholitas Escaladoras – Antony Todd: le donne Aymara che scalano le Ande sfidando i pregiudizi.
- Fleeing Uganda – Brent Stirton: storie di chi resiste alla repressione contro la comunità LGBTQ+.
- Unyielding Floods – Peter Caton: cinque anni di inondazioni in Sudan del Sud.
- Cronache d’acqua – Roselena Maristella: la siccità in Sicilia e la resilienza degli agricoltori.
- Love you always – a cura di Laura Leonelli: cento fotografie anonime dedicate al coraggio dei marinai.
- For Humanity – Francesco Roncoli: il lavoro di SOS Humanity nei salvataggi in mare.
A queste si aggiungono i due progetti selezionati tramite Fotografica Next, la nuova open call internazionale per giovani autori (18-30 anni), che apre anche alla promptography, le immagini create con intelligenza artificiale generativa.
Il coraggio: qualità imprescindibile, oggi, per affrontare le sfide globali dell’attualità, ma anche quelle del vivere quotidiano.
Le schede delle mostre fotografiche in programma a Bergamo per Fotografica 2025
WHEN WOMEN LEAD – THE SHEDDING OF A DECAYED SOCIETY, Forough Alaei
La struttura sociale dell'Iran è stata a lungo caratterizzata dalla repressione delle donne, in particolare negli ultimi decenni. Tuttavia, si stanno formando crepe significative in questo sistema, specialmente dopo la tragica morte di Mahsa Amini nel 2022, che ha innescato il movimento "Donna, Vita, Libertà". Questo movimento ha ispirato molte donne a sfidare coraggiosamente l'obbligo del velo, trasformando così il panorama sociale. Questo progetto documenta due gruppi influenti di donne: il primo è composto da figure pioniere che incarnano il mantra "Posso, se lui può", dimostrando che molte barriere tradizionali possono essere superate. Questi modelli hanno fornito una base, infondendo coraggio nelle giovani generazioni di donne. Il secondo gruppo include ragazze della Generazione Z che infrangono i tabù sociali sia nella sfera familiare che in quella pubblica. Insieme queste donne stanno rimodellando l’identità architettonica della loro società, cercando di liberarsi dalle tradizioni obsolete per creare una comunità più vibrante e moderna che abbracci la libertà e l'uguaglianza.
THE CUT – Silvia Alessi (le immagini in mostra sono stampate grazie al supporto di Fujifilm)
Nel 2023 un decreto verbale dell’Emirato islamico dell’Afghanistan ha stabilito che tutti i saloni di bellezza femminili e di parrucchiera del Paese debbano chiudere l’attività. Silvia Alessi, parrucchiera e fotografa, è andata in Afghanistan a incontrare e ritrarre alcune colleghe che hanno perso il lavoro ma che continuano con coraggio a lavorare di nascosto a casa per contribuire al mantenimento della propria famiglia nel Paese più povero dell’Asia, che vieta alle donne l’accesso all’istruzione superiore.
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| Silvia Alessi - The Cut |
NOWAY! – Fabrizio Spucches
«NoWay - che tradotto dall’Inglese significa Non se ne parla nemmeno - riesce ad aggirare l’inganno della fotografia e costringe il pubblico a prendere atto di una tragedia alla quale oggi è impossibile sottrarsi. La questione migratoria e i suoi, sempre più frequenti, epiloghi drammatici, coinvolge tutti, nessuno escluso. Spucches ci parla quindi di coscienza, della possibilità di smascherare con coraggio l’ambiguità di cui la società contemporanea è intrisa. Ed è proprio sulla definizione di coraggio che Spucches costruisce il suo impianto narrativo. La sua capacità di mettere in scena è potente e obbliga a non voltare lo sguardo di lato. Le coperte termiche si trasformano in collane dorate. Le bandiere consumate dall’acqua e dal vento hanno ancora un sussulto sufficiente a determinare un naufragio su una piccola isola, inabitabile, certo, ma pur sempre territorio da cui poter guardare avanti.» (Denis Curti)
CHOLITAS ESCALADORAS – Antony Todd
Le Cholitas Escaladoras sono un gruppo di donne indigene Aymara che hanno rotto gli stereotipi scalando le montagne. La parola Cholita è stata usata con termine dispregiativo per le donne indigene Aymara della Bolivia. Ma queste donne lo rivendicano come un distintivo d’onore. «In un passato molto recente – racconta Antony – le donne indigene della Bolivia erano socialmente ostracizzate e sistematicamente emarginate. Conosciute come “cholitas” e facilmente riconoscibili per le loro gonne larghe, i capelli intrecciati e i cappelli a bombetta, subivano discriminazioni razziali e potevano vedersi rifiutare l’ingresso in alcuni ristoranti, utilizzando i mezzi pubblici e in alcuni spazi pubblici come la piazza centrale della capitale, Plaza Murillo».Negli anni però, anche grazie alla loro forza e al loro coraggio, i diritti fondamentali della popolazione Aymara hanno iniziato a esser riconosciuti: «Difendono i loro diritti almeno dagli anni ’60 – aggiunge il fotografo – e il loro movimento è stato ulteriormente rinforzato dall’elezione di Evo Morales, nel 2005, il primo presidente amerindo della Bolivia. Da allora la maggioranza della popolazione indigena ha visto un maggiore riconoscimento e autonomia». Negli scatti di Antony sono condensate la forza, la determinazione e il coraggio delle donne amerinde che vivono a El Alto, un sobborgo di La Paz a 4.000 metri di quota.
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| Anthony Todd - Cholitas Escaladoras |
FLEEING UGANDA – Brent Stirton
Nel maggio 2023 l’Uganda ha introdotto l’Anti-Homosexuality Act, una legge che criminalizza in modo estremo le relazioni tra persone dello stesso sesso, prevedendo anche la pena di morte per l’“omosessualità aggravata”. Oltre a violare diritti costituzionali e impegni internazionali, la legge colpisce duramente chiunque promuova i diritti LGBT, con pene fino a 20 anni di reclusione.
A causa di questa persecuzione molte persone LGBT sono state costrette a fuggire in Kenya e Sudafrica, dove vivono in condizioni precarie e spesso nell’invisibilità per motivi di sicurezza. La serie fotografica di Brent Stirton racconta le vite di chi, pur perseguitato, sceglie di restare fedele alla propria identità e cerca amore in un mondo che troppo spesso nega loro il diritto di esistere.
EXODUS – Nicolò Filippo Rosso (produzione Fujifilm)
Exodus documenta le rotte migratorie dei rifugiati e dei migranti provenienti dal Venezuela, dall’America Centrale e da altre regioni dell’America latina. Rosso ha dedicato anni a seguire queste persone, raccontando le loro storie e le sfide quotidiane che affrontano nel loro viaggio verso la speranza di una vita migliore. In alcune parti dell’America Latina la mancanza di opportunità di lavoro, l’accesso limitato all’istruzione e la corruzione politica persistono da generazioni, alimentando cicli di violenza e sfollamento che sono sia sintomi che cause di società disgregate.
Il fotografo ha documentato questo fenomeno negli ultimi quattro anni, viaggiando lungo le rotte migratorie dal Venezuela alla Colombia e dall’America Centrale al Messico e agli Stati Uniti.
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| Nicolò Filippo Rosso - Exodus |
UNYIELDING FLOODS – Peter Caton
In Unyielding Floods, Peter Caton fotografa gli abitanti dei villaggi che cercano di proteggere le loro case e i loro mezzi di sostentamento dalle catastrofiche inondazioni nel Sudan del Sud, ancora in corso. Nel corso di cinque anni, Peter è tornato a queste inondazioni storiche che si sono rifiutate di ritirarsi, catturando le lotte degli abitanti dei villaggi, la loro resilienza e il loro dolore. L’aumento delle inondazioni è emerso nel Sudan del Sud mentre il paese lottava per riprendersi da una recente guerra civile che ha causato la morte di circa 400.000 persone. Quando sono emerse le inondazioni nel 2019, gli abitanti dei villaggi sono rimasti intrappolati da nuovi confini idrici, incapaci di fuggire dagli scoppi di disordini civili. Altri villaggi sono stati distrutti dalle inondazioni, creando massicci spostamenti. I campi profughi sono rimasti isolati dall’acqua. Il danno economico di questa crisi climatica è stimato in 542 milioni di sterline. I raccolti sono andati perduti perché il bestiame è morto, aumentando la carestia diffusa, ma i cuori delle persone sono rimasti resilienti mentre trasformavano i loro villaggi lungo il fiume in comunità competenti che si spostano in canoa.
CRONACHE D’ACQUA – Roselena Ramistella
La fotografa documenta la severa siccità che colpisce la Sicilia e lo sforzo quotidiano degli agricoltori per fronteggiare questa grave situazione determinata dal cambiamento climatico.
| Roselena Ramistella - Cronache d'acqua |
RESTANO I FIORI – Valentina Tamborra per Medici Senza Frontiere
Valentina Tamborra ha realizzato un lavoro collaborativo e multimediale ispirato alla terapia NET (Narrative Exposure Therapy), utilizzata nel percorso terapeutico di persone migranti sopravvissute a torture e violenze. L’obiettivo è ricomporre ciò che la tortura ha cercato di distruggere: l’identità. Il progetto intreccia fotografie, video, immagini Instax, testi scritti e tracce audio realizzate insieme ai pazienti, offrendo loro uno spazio in cui tornare protagonisti della propria narrazione, raccontandosi per ciò che sono, nella loro piena umanità. Ogni partecipante – tra cui figurano anche alcuni operatori dello staff – è stato invitato a condividere aspetti della propria vita e della propria storia: passioni, ricordi, sogni. Un invito a valorizzare gli elementi di bellezza e forza che continuano a esistere. Nonostante tutto.
LOVE YOU ALWAYS, a cura di Laura Leonelli
Love you always: a scriverlo su una fotografia, con un inchiostro azzurro come il mare, è un giovane marinaio americano degli anni ’50… Ti amerò sempre, dice un ragazzo alla sua ragazza… ti ameremo sempre fotografia, perché è grazie alla fotografia che manteniamo vivi i ricordi.
La mostra è composta di un centinaio di fotografie anonime, dal 1860 al 1960, dall’Europa, Est compreso, all’America, ed è un omaggio alla figura del marinaio e al suo coraggio oceanico, ma è anche un omaggio a chi ha il coraggio di amare uomini così… avventura, grandi spazi, uomini e donne vicini e lontani, e la fotografia, quella piccola zattera di carta, senza nome, senza apparente valore, che supera ogni tempesta e ci tiene uniti a lei.
FOR HUMANITY – Francesco Roncoli
Da anni, in silenzio e lontano dai riflettori, si ripete una realtà che non può più essere ignorata: persone in fuga da guerre, miseria, persecuzioni e disastri ambientali affrontano il mare aperto, nella speranza di iniziare una nuova vita. Le rotte si fanno sempre più insicure, le possibilità legali sempre più scarse, mentre il linguaggio si irrigidisce e l’opinione pubblica si abitua. Nel vuoto lasciato da decisioni rinviate o non prese, resta lo spazio dell’intervento civile: nelle stesse acque, c’è chi sceglie di salire a bordo per incontrare queste persone. Non per fermarle, ma per salvarle. Un’azione silenziosa, spesso solitaria, che prova a mettere tra la vita e la morte almeno una possibilità in più, nello spazio risicato di un tempismo cruciale. Operare in mare aperto significa affrontare la fatica, la tensione, l’incertezza. Significa agire in contesti fragili, dove la sorte può rovesciarsi in pochi secondi.
Significa, anche, fare i conti con una realtà politica più ampia, in cui l’Europa continua a delegare la gestione delle frontiere a Paesi terzi e a trattare la mobilità umana come un problema da contenere, piuttosto che una responsabilità da condividere. Nella solitudine più amara, questi volontari scelgono di esserci. Di restare umani. Questa serie fotografica, curata da Chiara Generali e scattata tra marzo e aprile 2025, propone una sintesi di quanto accaduto a bordo della Humanity 1, una nave umanitaria attiva nel cuore del Mediterraneo, nel corso della sua 18esima missione. Il punto di vista è quello di chi si è trovato dalla parte di chi vuole tendere una mano, e tenere stretta la presa.
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