Il Cortona On The Move giunge alla sua 15 edizione - un traguardo importante per un festival di fotografia organizzato, per di più, in una città di provincia - e conferma anche questa volta di essere in grado di innovare e di rinnovarsi, proponendo sempre nuove riflessioni sulla fotografia e sul suo utilizzo come strumento di analisi, documentazione e comunicazione. Le mostre proseguono fino al 2 novembre; c'è ancora qualche mese per visitarla.
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| Cortona On The Move 2025: come together |
Abbiamo fatto un bel pezzo di strada assieme, anche se Cortona non lo sa: la mia prima edizione è stata nel 2014, 12 anni fa. Allora avevo in prova la Panasonic FZ200 (questa volta la nuovissima Fuji X-E5, ne parlerò a breve) ed ero affascinato. Per la prima volta vedevo le fotografie esposte in spazi diversi dai musei e la cosa mi entusiasmava: un vecchio ospedale, il palazzo nobiliare, la macelleria. Adesso le mostre sono molto più concentrate (principalmente a Palazzo Baldelli, dove si trova anche la biglietteria, e alla Fortezza del Grifalco), ma il fascino è immutato. E gli allestimenti sempre suggestivi.
Ma non è solo la capacità di proporre allestimenti sempre innovativi: Cortona è il mio appuntamento prediletto perché ogni anno riesce a proporre progetti stimolanti. Che a volte mi piacciono, a volte mi fanno arrabbiare, ma provocano sempre una reazione. Utile, utilissimo pungolo in un mondo di immagini banali (e di utilizzi banali della fotografia).
E questa 15 edizione è una di quelle che più mi è piaciuta: Cortona On The Move si conferma sempre all'avanguardia nella capacità di proporre nuove prospettive sulla fotografia, di mettere in discussione il medium fotografico, di esplorare nuove possibilità espressive per la fotografia documentaria.
Tra le mostre di quest'anno queste sono quelle che ho trovato più interessanti, in ordine di preferenza per tema, stile o allestimento:
Alfredo Jaar (1956, Cile) | Inferno & Paradiso. Nella disturbante installazione immersiva di Jaar venti fotoreporter mostrano due immagini ciascuno – la più dolorosa da loro scattata, e la più gioiosa – guidando lo spettatore in un viaggio attraverso l'inferno e il paradiso dell'esperienza umana. Le diapositive proiettate ci aiutano a riflettere sul nostro sguardo di fronte alla sofferenza e sul privilegio di essere nati, senza meriti, "nella parte giusta del mondo". Impossibile restare indifferenti.
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| Alfredo Jaar. Inferno & Paradiso |
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| Alfredo Jaar. Inferno & Paradiso |
Ray Banhoff | Supersosia. Un ironico, intelligente e coinvolgente viaggio fotografico tra i sosia italiani che, interpretando con passione le loro star preferite, trovano un modo per affermare la propria identità. Attraverso ritratti e testi l'italianissimo Ray Banhoff, al secolo Gianluca Gliori (1982), racconta in modo convincente il desiderio di essere qualcun altro. Così offre, inoltre, uno spaccato curioso e originale di una parte della nostra società.
In biglietteria è disponibile anche il relativo volume fotografico - seconda edizione in tiratura limitata - che ovviamente ho acquistato. Se ve la sentite di investire l'equivalente di una pizza + birra vi suggerisco di fare altrettanto e di sfogliarlo con attenzione. Le fotografie vanno guardate bene: non limitatevi al soggetto principale ma dedicate qualche istante all'ambiente circostante. Credetemi: c'è tutto un trattato di sociologia in queste foto.
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| Ray Banhoff. Supersosia |
Jan Banning (1954, Paesi Bassi) | Blood Bonds: Reconciliation in Post-Genocide Rwanda. Testi (di Dick Wittenberg) e fotografie (di Jan Banning) documentano l'immenso lavoro di riconciliazione sviluppato in Ruwanda dall'ONG "CBS Ruwanda": sopravvissuti e carnefici del genocidio del 1994 partecipano, assieme, a programmi di socioterapia per riscostruire un senso di comunità. Il loro lavoro rivela la capacità trasformativa del perdono nonostante le inimmaginabili sofferenze subite.
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| Jan Banning. Blood Bonds: Reconciliation in Post-Genocide Rwanda |
Edoardo Delille (1974, Italia) & Giulia Piermartiri (1990, Italia) | Atlas of the New World. Interessante progetto che - sovrapponendo scenari futuri al paesaggio reale attraverso proiezioni analogiche - rende la fotografia un profeta visivo della crisi climatica, e invita a ripensare il nostro presente per agire in modo più consapevole.
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| Edoardo Delille & Giulia Piermartiri. Atlas of the New World |
Federico Vespignani (1988, Italia) | Short-term, but Long-term. Una sequenza martellante di screenshot da app di incontri, in cui i soldati israeliani di stanza a Gaza pubblicano selfie o ritratti di se stessi come immagini di profilo nel mezzo della distruzione circostante. Il lavoro racconta, secondo la cartella stampa, "quanto sia degradante la guerra, sia per chi la fa che per chi la subisce"; per me racconta efficacemente la banalità del male.
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| Federico Vespignani. Short-term, but Long-term |
Lech Wilczek | Simona Kossak: Born to Be Wild. Una storia d’amore e simbiosi con la natura, una scelta radicale di libertà: la vita di Simona Kossak nella foresta di Białowieża, raccontata dalle immagini del compagno Lech Wilczek, offre un ritratto di una vita selvaggia e dolce in armonia con l'ambiente naturale. Un altro mondo, se si vuole, è sempre possibile.
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| Lech Wilczek. Simona Kossak: Born to Be Wild |
Parisa Azadi (1986, Iran) | Ordinary Grief. Il ritorno in Iran, dopo 25 anni trascorsi in Canada, diventa per Azadi un percorso intimo di riconciliazione, dove le fotografie raccontano la vita quotidiana tra dolore e speranza, in un costante limbo emotivo, fisico e politico suo e delle persone che frequenta.
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| Parisa Azadi. Ordinary Grief |
Pia-Paulina Guilmoth (1993, USA) | Flowers Drink the River. Splendido allestimento che valorizza e dà forza alle immagini: nelle fondamenta della Fortezza del Grifo immense stampe in bianco e nero, retroilluminate, ci accompagnano nel racconto visivo di Guilmoth. Immagini oniriche, evanescenti, spettri luminosi e spazi di vita reale diventano il rifugio emotivo dell'artista nei primi due anni della sua transizione di genere, alla ricerca di qualcosa di simile all'armonia.
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| Pia-Paulina Guilmoth. Flowers Drink the River |
A questo punto, a chi è arrivato fin qui, posso anche rivelare che amo andare al Cortona on the move non solo per le mostre fotografiche, ma anche per le ciaccie con i salumi e per le birre dell'enoteca Enotria, proprio all'imbocco di via Nazionale. Provate e fatemi sapere.
Ciao
gio.b










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