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Indossa delle scarpe comode

"Wear good shoes".

C'è un primo gruppo di appassionati, a cui questa frase non dice nulla e che, quindi, non ha aperto e non sta leggendo questo post.

Wear Good Shoes, ebook Magnum
La copertina dell'ebook "Wear Good Shoes" - Magnum

E c'è un secondo gruppo di appassionati, che vi ha riconosciuto il consiglio che alcuni grandi fotografi hanno dato a chi chiedeva cosa servisse per diventare un bravo fotografo.
Tutti fotografi Magnum:
Matt Stuart, ad esempio:
Tempo, è tutta una questione di tempo. Te ne servirà un sacco. Se ti puoi permettere questo bene prezioso, sei sulla buona strada. Oltre a questo, delle scarpe comode, un certo grado di empatia, ottimismo e un sacco di batterie di riserva.
O Abbas:
Comprati delle scarpe comode, ... e mettici il cuore
Idem, David Hurn (vedi al minuto 8.41 di questo video):
Quando i miei studenti mi chiedono qual è la cosa più importante in fotografia, rispondo "indossare delle scarpe comode"


Se stai leggendo questo post è evidente che appartieni al secondo gruppo e, anche solo per questo, meriti :) di scaricare l'ebook che Magnum ha realizzato per festeggiare i suoi 70 anni.
Intitolato, non a caso: "Wear Good Shoes: Inspiring Advice from Magnum Photographers"; 60 pagine di fotografie, consigli e aneddoti dei fotografi della più celebre agenzia fotografica al mondo.

L'approccio è leggero (una pagina di foto, una pagina di "citazioni", una pagina di foto e così via), i temi (apprendimento; voce e visione; passione; perseveranza; rischio) non sono sviluppati in modo omogeneo, ma il risultato io l'ho trovato utile.
E' una buona "ultima lettura della sera", una paginetta alla volta: studi la foto, leggi il testo e ti addormenti pensandoci sopra.
Sognando di essere un grande fotografo :)

Ciao
Giovanni B.


PS: mi è stato fatto giustamente notare che non ho citato Josef Koudelka un fotografo "nomade" per eccellenza. Rimedio con questo breve aneddoto raccontato da Alex Webb (mi sono dimenticato anche di lui):
Nella maggior parte dei casi, per studiare un luogo, cammino. Perchè, alla fine, cosa fa uno street photographer se non camminare, e osservare, e attendere e parlare, e poi guardarsi attorno e aspettare di nuovo, senza smettere di sperare che l'inatteso, lo sconosciuto, o il cuore nascosto di ciò che si conosce si sveli non appena girato l'angolo?
Tempo fa mi trovavo metropolitana con Josef Koudelka, che non vedevo da diversi anni, seduto con le gambe incrociate. Improvvisamente Josef si è piegato in avanti e mi ha afferrato la scarpa, girandola per guardare la suola come se volesse accertarsi che avessi camminato abbastanza e, quindi, fotografato abbastanza.

Commenti

  1. Josef Koudelka docet :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hai perfettamente ragione; ed io ho dimenticato di citare quello che è stato il fotografo "nomade" (per scelta? non solo) per eccellenza.
      Rimedio subito, grazie!

      Elimina

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