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Visualizzazione dei post da maggio, 2010

Una fondazione per salvare il fotogiornalismo

Quasi quotidianamente si levano, da siti e blog, urla di dolore per la crisi in cui versa il fotogiornalismo . L'ultima, in ordine di tempo, è di martedì scorso sul sito dell'agenzia fotografica Black Star , ma da tempo anche -ad esempio- l'italiana Lsdi richiama l'attenzione sulle difficoltà del fotogiornalismo italiano. Senza voler qui indagare le cause di questa crisi, di varia natura e sulle quali magari tornerò in seguito, mi preme ora anticipare un'idea che mi frulla in testa da tanto tempo: perchè non costituire una fondazione (o un'associazione o una qualsiasi altra cosa senza fine di lucro) con il compito "istituzionale" di raccogliere fondi per promuovere progetti di fotogiornalismo, di fotografia sociale o di fotografia documentale (d'ora in poi, per semplicità, riassunti nel generico termine di fotoreportage)? L'equivalente italiano, per intenderci, del Pulitzer Center on Crisis Reporting o del World Press Photo , ma orientat...

Lo smartphone è la nuova Holga?

Ho scoperto la Holga piuttosto tardi, credo quattro o cinque anni fa, ma come molti altri sono rimasto affascinato dalla sensazione di libertà e di predisposizione allo scatto che questa macchinetta "tutta plastica" si porta in dote. Caricata la pellicola (eh sì, la cara vecchia pellicola), buttavo la Holga in macchina e me la portavo appresso. Quasi ovunque: a passeggio con moglie e figlia, la domenica al parco o a Capodanno per i fuochi d'artificio. Holga Guardando le sempre più numerose gallerie fotografiche realizzate interamente con iPhone, mi viene da domandarmi se l'iPhone non sia l'erede della Holga. Non come qualità di immagine (incredibilmente superiore), ma nel suo "prestarsi" ad essere macchina fotografica (mi perdonino i puristi) sempre disponibile. Ciao Giovanni B.

Etica e fotogiornalismo (e il caso Vernaschi)

Sull'ottimo blog "Fotocrazia", di Michele Smargiassi, si sta sviluppando un interessante dibattito sul tema (infinito) dell' etica e del fotogiornalismo . Lo spunto per la discussione è stato un post del 27 aprile scorso, " L’impossibile scelta di Marco ", dove Marco è il fotografo torinese Marco Vernaschi , 37 anni e un World Press Photo sulle spalle. Vernaschi sta lavorando ad un progetto, finanziato dal Pulitzer Center on Crisis Report, sui sacrifici rituali di bambini in Uganda . Riporto dal blog di Smargiassi: Durante una di queste investigazioni si è imbattuto nel dolore di una famiglia a cui, lo stesso giorno, era stata mutilata e uccisa una figlia di dieci anni. Dopo un lungo colloquio, durante il quale il fotografo ha spiegato il senso e le motivazioni del suo lavoro di denuncia, la madre ha accettato di mostrare il corpo straziato della bambina, riesumandolo dalla fosse in cui era stato appena sepolto. Vernaschi ha fotografato quel corpo. Al ...