7 giugno 2018

Dico subito che l'espressione "fotografia a km zero" l'ho rubata al fotografo Daniele Cametti Aspri; l'idea mi è piaciuta, si tratta di guardare con occhi nuovi quello che abbiamo sempre attorno, e l'ho fatta mia. Quando ne ho scritto la prima volta, però, l'ho circoscritta ad un esercizio di fotografia: "prova a fotografare senza spostarti troppo da casa o, addirittura, restando a casa."

Un esercizio utile, ma un approccio limitato: l'ho pensato riguardando questa foto (scattata ad inizio gennaio, sei mesi fa, e a lungo rimasta nel mio hard disk), scattata con lo smartphone dalla finestra del mio ufficio, affascinato dal contrasto tra la bella luminosità delle vetrate e dei camini in metallo ed il resto della struttura.


Questa foto mi ha fatto pensare che la fotografia mi ha insegnato a guardare le cose con occhi diversi, a cercare il bello in quello che quotidianamente mi circonda, anche quando non ho una macchina fotografica in mano. Nel mio archivio ho più di una foto scattata in ufficio: in un caso è il riflesso del sole sul vetro sporco di pioggia, in un altro il contrasto tra la superficie della scrivania e la forma del pennarello, o l'impilarsi quasi disordinato dei fogli di carta.

Non sono fotografie che stamperò o mostrerò in giro; non era questo il loro fine. Ho scattato solo per fissare quell'istante in cui la realtà mi si è mostrata in una bellezza prima nascosta.
O, più precisamente, quell'istante in cui sono stato capace di vedere la bellezza delle cose che mi circondano, che l'abitudine e la fretta fa così spesso appassire.

Ciao
Giovanni B.

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