16 gennaio 2018

Da qualche anno, sulla parete in ufficio dietro la mia scrivania, ho appeso la stampa di un articolo. Ogni tanto me lo rileggo; ieri la mia attenzione si è fermata su questa frase:
Don't stop at the first answer to any question. For instance, what is half of 13? 6.5? In one of McKinney's workshops, participants came up with 43 correct answers to that question. ... Want to be creative? Practice looking past the first, obvious answer. (Julie Bort, Business Insider)
Ovvero:
Non fermati alla prima risposta. Se ti chiedessi, ad esempio, qual è la metà di 13? 6,5? I partecipanti ad un gruppo di lavoro di McKinney hanno fornito 43 diverse risposte a questa domanda, tutte corrette. ... Vuoi essere creativo? Sforzati di andare oltre la prima, ovvia risposta.
Per la prima volta, da anni, mi sono fermato a pensarci. Perchè, ovviamente, quanto detto vale anche per la fotografia...

Prima lezione: non fermarti al primo scatto

La prima lezione che possiamo "rubare" è intuitiva: quando costruiamo una foto (una fotografia non si scatta, ma si fa) non dobbiamo fermarci alla prima soluzione possibile. C'è una prima soluzione, una seconda, una terza e così via... più si va avanti, più diventa difficile trovare nuove soluzioni, ma più si va avanti e più ogni nuova soluzione è interessante.

Fotografia della ndocciata di Agnone
Agnone, la 'ndocciata

Aspetto curioso: riguardando le mie foto ho notato che spesso quella che prediligo è tra le prime, se non la prima, della serie di scatti. Inoltre, le fotografie della medesima serie di scatti sono spesso molto simili tra loro. Credo, in effetti, di reagire ad una situazione scattando d'istinto, limitandomi poi a piccole variazioni sul tema che mi ha colpito, senza cercare una vera reinterpretazione della situazione o del soggetto.
Le prime fotografie sono, quindi, quelle più "interessanti" perchè più vicine all'apice dell'azione, mentre manca nelle successive quella fase di approfondimento e di analisi che potrebbe renderle più coinvolgenti.
Piccola eccezione alla 'ndocciata di Agnone: dopo i primi scatti, tecnicamente perfetti ma asettici, ho provato a passare dalla priorità di diaframma alla priorità dei tempi, impostando un tempo lungo che mi permettesse di visualizzare la violenza delle fiamme sulle torce, e le scie lasciate dalle faville nell'aria, ed ho chiuso le ombre, per concentrarmi sulle sagome arcaiche dei portatori. L'immagine che ne è venuta fuori è mossa, e priva di dettagli nelle ombre, ma rende bene l'atmosfera di questo fantastico evento.

Seconda lezione: pensa fuori dal coro

Andiamo a vedere alcune delle risposte date alla domanda iniziale: "Qual è la metà di 13?"
C'è chi ha risposto 11 e 2; chi ha risposto 1 e 3; e chi ha risposto 8.
Prova a pensarci: 13, in numeri romani, si scrive XIII; diviso a metà diventa XI e II; 11 e 2, per l'appunto.
1 e 3 è più facile: prendi il 13 e lo dividi a metà, l'1 a sinistra e il 3 a destra.
Quella dell'8 è più complessa, ma ci si arriva. Riscriviamo il 13 in numeri romani, e dividiamolo a metà con una linea orizzontale; più o meno così: XIII. Guarda sopra la linea, cosa vedi? Esatto: VIII, Ovvero, l'8 in numeri romani.
Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro.
supplicava Bertrand Russell. Lo stesso vale in fotografia: liberiamoci dagli schemi e proviamo a sperimentare con i tempi, con le lunghezze focali, con i colori, con i contrasti, con l'inquadratura, con la distribuzione dei pesi nell'immagine, con la luce. Mal che vada, ce ne torneremo alle regole comuni con una maggiore consapevolezza di quello che stiamo facendo.

Quindi, la prossima volta che ti trovi con la macchina fotografica in mano, ricordati che rispondere "la metà di 13 è 6,5" non è sufficiente. :)

Ciao
Giovanni B.

PS: hai provato a cercare su google "what is half of 13?"

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