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Svelare la bellezza: i ritratti di Valeria Lobbia

Valeria Lobbia  è una fotografa ritrattista italiana, specializzata in ritratti di bambini, donne e maternità. Gli inizi sono ad Asiago, poco più di 10 anni fa, ed oggi si divide tra l'altopiano dei Sette Comuni (le radici sono importanti!) e Milano, capitale della moda e della fotografia patinata. Nel 2020 è seconda ai WPI Awards nella categoria Children Portrait, quest’anno è tra i quattro finalisti del premio internazionale " The Societies of Photographers " nella categoria "ritratto creativo". Valeria Lobbia fotografata da Valeria Lobbia Con lei si potrebbe parlare di molti argomenti: tecnica, luce, ruolo del fotografo, post produzione. Ma la prima domanda che voglio farle riguarda la bellezza, perché mi ha colpito una sua frase: le sue foto, i suoi ritratti "hanno l'intento di far emergere il meglio di te". Ed è una ricerca della bellezza che guarda la persona nella sua complessità, rifiutando i canoni standardizzati che spopolano sui socia...

Un esercizio per il fine settimana: Altre tre, dai!

Lo spunto per questo nuovo "esercizio di fotografia per il fine settimana" lo devo a  Sandro Battaglia  e agli scatti della moka (sì, la macchinetta per il caffè della Bialetti) che ha presentato l'anno scorso alla Biennale Internazionale di Opere di Carta di Schio. Il progetto di S. Battaglia durante l'allestimento della mostra. Fonte: pagina FB della Biennale Internazionale di Opere di Carta Cosa mi ha colpito? Sandro aveva già realizzato una prima serie di scatti, dai quali ne aveva tratto 9 veramente significativi; immagini che mi avevano affascinato al primo colpo. Poi gli è stato richiesto di "arricchire il progetto" aggiungendo altri due o tre scatti del medesimo soggetto. Una richiesta assurda: chiunque si sia cimentato almeno una volta con un progetto fotografico sa che si arriva a quel punto in cui sembra di non aver più nulla da dire, in cui ogni ulteriore scatto sembra inutile e impossibile. Eppure... Sandro si è rimesso al lavoro, è tornato ...

La terra dei buchi, di Mattia Marzorati

"La terra dei buchi" , di Mattia Marzorati, è un libro che mi piace segnalare per un paio di motivi a mio parere veramente interessanti. Prima di parlarne, il tema: secondo quanto riportato nei testi che accompagnano il volume, la provincia di Brescia è una delle più contaminate d'Italia (si parla di pesante inquinamento dell'aria, dell'acqua, del suolo) risultato di decenni di imprenditoria speculativa e di baratto tra lavoro e benessere economico da un lato, tutela dell’ambiente e salute pubblica dall’altro (La terra dei buchi, Cerotti e Giubellini) Marzorati ha scelto di raccontare con le sue fotografie le cause di questo disastro ambientale (il quotidiano La Repubblica il 13 agosto 2001 titolava " A Brescia una Seveso bis ") e l'impatto sull'ambiente e sulle persone, sulla loro salute e sulla loro vita. Il risultato è il progetto "La terra dei buchi", confluito poi nell'omonimo libro. Progetto che, come detto all'ini...

Mi prendo il mondo ovunque sia. La vita da fotografa, tra impegno civile e bellezza, di Letizia Battaglia

"Ma io e Letizia Battaglia saremmo andati d'accordo?" Questa è la domanda che mi è venuta in mente quando ho finito di leggere il suo libro. Alla fine è una domanda meno strana di quanto possa sembrare. Contrariamente alle mie aspettative, infatti, la protagonista del libro " Mi prendo il mondo ovunque sia " non è tanto la fotografia di Letizia Battaglia quanto la vita di Letizia Battaglia: il suo essere bambina, ragazza, donna, moglie, madre, amica, l'impegno civile, il teatro, la fotografia, il lavoro, i successi e i fallimenti sia professionali sia personali. Tutto raccontato in prima persona con una sincerità che in alcuni punti sconcerta. (In realtà, Battaglia avverte che non tutto può essere raccontato: "ci sono cose troppo dolorose che tengo per me, che non ho mai raccontato a nessuno". e che non vengono - come è giusto che sia - raccontate neppure in questo libro). E' una narrazione talmente intima, talmente in presa diretta che ad ogni...

David LaChapelle. I Believe in Miracles

"David LaChapelle. I Believe in Miracles" , catalogo dell'omonima mostra organizzata al Mudec di Milano dal 22 aprile fino all'11 settembre , ci introduce all'ampio percorso di ricerca artistica che il fotografo statunitense ha sviluppato dal 1985 ad oggi, in parallelo alla forse ben più nota attività nel campo della pubblicità e della moda. David LaChapelle, catalogo della mostra "I Believe in Miracles", pagg. 20-21 Lo stile di David LaChapelle è immediatamente riconoscibile: senti il suo nome e subito pensi alle sue immagine cariche di dettagli, di oggetti, di persone, ricche di colori accesi, saturi, invadenti. Barocco, pop... puoi classificarle come vuoi, resta il fatto che hanno un'estetica unica e caratteristica. Non per nulla già nel 1991, e quindi più di 30 anni fa, il New York Times scriveva LaChapelle influenzerà sicuramente il lavoro delle nuove generazioni [...] nello stesso modo in cui Richard Avedon ha aperto la strada a molto di ...

Burri: Ricordo il giorno in cui il fotogiornalismo è morto

René Burri ricordava l'esatto momento in cui si era reso conto che i bei tempi del fotogiornalismo erano ormai andati. René Burri durante le riprese del documentario "The two faces of China", 1966 Doveva essere già il 1957 o 1958. Si trovava in Grecia e aveva passato il giorno a caccia di notizie quando, dopo ore e ore di lavoro, riuscì finalmente a sedersi sulla poltrona di pelle marrone nell'atrio di un albergo di Atene, per togliere il rullino dalla macchina e prepararlo alla spedizione. Sullo schermo dell'atrio balenò all'improvviso il notiziario televisivo e Burri capì, con un misto d'incredulità e di terrore, che le stesse identiche immagini che aveva catturato durante la giornata scorrevano ora sullo schermo del televisore prima ancora che lui finisse di riavvolgere il rullino della macchina. Le sue foto ancora da sviluppare, stampare e distribuire, erano già obsolete. ( Miller R., Magnum - I primi cinquant'anni della leggendaria agenzi...

La figura nera aspetta il bianco, di Mario Giacomelli

Siamo sempre di corsa e scivoliamo leggeri sopra tutte le cose, quotidianità e vita incluse. Mario Giacomelli ci dimostra che è un peccato, che esiste un modo diverso di guardare e di vivere: Prima di ogni scatto c'è una scambio silenzioso fra oggetto e anima, c'è un accordo perché la realtà non esca come da una fotocopiatrice ma venga bloccata in un tempo senza tempo per sviluppare all'infinito la poesia dello sguardo che è per me forma e segno dell'inconscio. (Mario Giacomelli) E' uno sguardo che parte dall'anima, che esce dal tempo e rivela la poesia che ci circonda. E' l'esperienza che, qualche anno prima, fa anche Montale: Vedi, in questi silenzi in cui le cose / s'abbandonano e sembrano vicine / a tradire il loro ultimo segreto, / talora ci si aspetta / di scoprire uno sbaglio di Natura, / il punto morto del mondo, l'anello che non tiene, / il filo da disbrogliare che finalmente ci metta / nel mezzo di una verità. / Lo sguardo fruga d'i...