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Corinne Day, modella e prostituta, Guatemala, 2002

Wow, che foto. L'ha scattata  Corinne Day , è stata pubblicata su Vogue Paris 2002 , e io non riesco a staccare gli occhi. Cos'è che la rende così forte? Corinne Day, Model and Prostitute, Guatemala, 2002 Guardandola velocemente è una foto che ha l'eleganza di una fotografia di moda (e, infatti, è stata realizzata per Vogue), ma qualcosa subito non torna: il tetto in lamiera, la carta da parati rovinata, l'asciugamani appeso alla parete, il poster che si sta staccando dal muro, un letto e una sedia di plastica. E' una stanza da letto che cerca di essere ricca in un contesto povero. Dentro, due ragazze, e mi cattura la forza con cui si stanno guardando: come se venissero da due mondi differenti; come se cercassero di capire qualcosa l'una dell'altra. Ma tra di loro c'è, sospesa, una distanza incolmabile, E la loro posizione: di sfida? di attesa? sono rassegnate, o stanche? o è un momento interlocutorio di qualcosa che non sappiamo? A questo punto entra...

Fotografare, cosa ho imparato da Alex Webb

La street photography è, nel 99,9% dei casi, un fallimento. E quindi, spesso, ho l'impressione che la strada mi respinga. Tuttavia a volte scopro che se continuo a camminare, se continuo a osservare, se continuo a spingermi avanti, alla fine qualcosa di interessante salta fuori. (Alex Webb, dal libro "Street Photography e immagine poetica) Alex Webb, Leon, Messico, 1987

Fotografare, ecco cosa ho imparato da Michael Kenna

Siamo tutti consapevoli della frase: “Don’t just sit there, do something.” Penso che potremmo avere più equilibrio nella nostra vita se occasionalmente seguissimo il consiglio inverso: “Don’t just do something, sit there”. 2016 © Michael Kenna, 2016. Capodacqua Lake, Capestrano, Abruzzo, Italy La mia sensazione è che se passassimo più tempo con un soggetto, e producessimo una fotografia ponderata, piuttosto che guardare semplicemente e fare un rapido scatto, generalmente scopriremmo di più. È l’analogo di un incontro. Un rapido scambio non permette di conoscere il vero carattere di una persona. Più tempo investiamo, più conoscenza abbiamo. A volte ci vuole una vita intera e ancora non capiamo appieno! ( Michael Kenna intervistato da Mirko Bonfanti )

La fotografia, la memoria e i progetti fotografici

"La fotografia a cui sono più legato è quella familiare. Con il passare del tempo, mi sono reso conto che tutti i progetti che porto avanti finiscono per rimandarmi a delle esperienze personali e ricordi fortemente legati alla mia intimità. La fotografia documentaria è uno strumento molto importante, ma non è quella che mi interessa; io cerco di mantenere vivo il rapporto con la memoria ed è proprio dalla memoria personale che poi riesco a far nascere i miei progetti fotografici." ( Lorenzo Zoppolato )

Fotografare, cosa ho imparato da David Alan Harvey e Daido Moriyama

A David Alan Harvey attribuiscono la frase Non fotografare le cose come appaiono. Fotografale come le senti. (Don't shot what it look like. Shoot what it feels like) che, se ci pensi, è un intero corso di fotografia concentrato in una riga. Per capire esattamente cosa vogliono dire queste poche parole di D.A. Harvey, ti consiglio di guardare questa sequenza di fotografie di Daido Moriyama. Un altro consiglio: togli l'audio. Il commento sonoro è assolutamente inutile e incoerente con le foto. Almeno, a mio parere. Ciao Giovanni B.

Paestum, il profumo nel cuore

Paestum, giugno 2017 Ci sono luoghi che ti imprimono la loro immagine nella mente. Paestum mi ha impresso il profumo del suo vento caldo, carico della resina dei pini e del sale del mare, nel cuore. Ciao Giovanni B.

Post produzione di una foto, cosa ho imparato da Fan Ho

Questa è una foto che mi fa riflettere. L'ha realizzata nel 1954 Fan Ho , tra i fotografi uno dei grandi, il cui nome viene talvolta associato anche alla street photography . Fan Ho - Approaching Shadow - Hong Kong 1954 La ragazza ha il capo chino e l'ombra incombe su di lei. Il fotografo voleva esprimere il concetto che la giovinezza della ragazza sarebbe svanita, e che ognuno ha lo stesso destino (cit.  Riccardo Perini ) e ha costruito la foto di conseguenza: ha chiesto alla cugina di appoggiarsi al muro, le mani dietro la schiena, il volto basso, e in camera oscura ha aggiunto l'ombra che scende lungo il muro. Non è solo una foto in posa, è anche una foto costruita in camera oscura. Senza quel triangolo d'ombra la foto avrebbe tutt'altra forza, quanto meno tutt'altro significato. Comportamento giusto? Comportamento sbagliato? Rispondo a queste domande con due citazioni, già proposte in passato (e sulle quali, quindi, avrei già dovuto riflettere...