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Non hai tempo per fotografare? Ecco il mio consiglio (non richiesto)

Sul divano di casa. Fuji X-T1 + 18-135mm Un amico, appassionato di fotografia con un notevole talento, mi dice che la sua fotografia va a rilento:  "Giusto qualche progetto fotografico, appena abbozzato e che avanza a rilento  - aggiunge -  troppo poco tempo" . Il motivo è sempre quello: il lavoro, la famiglia e, in particolare, i figli piccoli (splendidi!, per carità) che assorbono ogni minuto, e di tempo libero, da dedicare alla fotografia, non ne rimane. A casa di amici. Fuji X-A2 + XC16-50mm Eppure, la soluzione potrebbe essere lì, davanti ai tuoi occhi, ed è la fonte stessa del "problema"; non dico il lavoro, ma la famiglia,  i figli, perchè non trasformarli nel tuo progetto soggetto fotografico? (Oltretutto, tra trent'anni, quale foto ti scalderà di più il cuore? Quel paesaggio in HDR già adesso passato di moda, lo scatto di  street photography  oggi tanto in voga, o il tuo bimbo che dorme abbracciato al suo orsetto preferito...

Un mese con la Fuji X-Pro2 in 28 foto e un video

Una premessa si rende necessaria: la Fuji X-Pro2 è stata una delle mirrorless più attese di sempre e, quando è stata presentata, con tutte le sue novità ha raccolto consensi unanimi. Il sensore, il processore, una nuova modalità di simulazione pellicola, il joystick per la selezione del punto AF, il doppio slo t per le schede di memoria: tutto era stato pensato per stupirci.  X-Pro2 + XF 18-55mma a 18mm | 1/350s | f/6.4 | 200iso Poco dopo, però, è arrivata la Fuji X-T2; l'attenzione si è spostata sull'ultima arrivata e sulla X-Pro2 è calato, rapidamente, il sipario (vabbe', sto esagerando, ma permettimi di creare un po' di pathos!). Così, quando Fuji Italia (grazie!) mi ha mandato in prova la X-Pro2 l'entusiasmo per la nuova fotocamera era quasi pari alla diffidenza "sì, bella... ma la X-T2 però..." Questo per dirti che la X-Pro2 con me non ha avuto vita facile e la stima se l'è dovuta conquistare sul campo. Scatto dopo scatto. X-Pro...

Street photography, intervista a Nico Chiapperini

La street photography ha un fascino incredibile: forse perché annovera tra le sue fila (a tempo pieno o parziale) molti dei grandi della fotografia; forse perché l'uomo è di per se un soggetto affascinante; o forse perché crediamo possa svelarci "il punto morto del mondo / l'anello che non tiene / il filo da disbrogliare che finalmente ci metta nel mezzo di una verità" (Montale, I limoni). © Nico Chiapperini Per questo motivo ho deciso di chiedere a Nico Chiapperini  qualche consiglio per chi vuole dedicarsi alla street photography . Per chi non lo conoscesse, Nico è uno street photographer italiano adottato dall'Olanda, uno dei cinque selezionati da Samsung - in tutto il mondo - per il suo evento live "Shot WoW and Share Now" (gli altri sono Eric Kim dagli Stati Uniti, JB Maher dall'Irlanda, Jens Mollenvanger dal Belgio e Jesse Kraal dall'Olanda). D: Ciao Nico. Come prima cosa, grazie per la tua disponibilità.  Parto subito ...

Trieste, Instatravel del 26.08.16 18.51

Stranezze delle mente umana: quando pubblico su Instagram mi sento molto più libero di pasticciare la foto a mio piacimento. Mi metto lì, con lo smartphone e Snapseed, e inizio a provare, a fare e a disfare, fino a quando non arrivo - anche seguendo un percorso casuale - ad un risultato che esteticamente mi soddisfa. Con il pc e Lightroom, invece, sono molto più metodico. Non sempre essere metodico mi piace: garantisce il risultato, certo, ma a costo del piacere di esplorare e di sporcarmi (virtualmente) le mani. Chissà se riuscirò mai a sostituire l'accoppiata pc + Lightroom con quella Tablet + Snapseed... Ciao Giovanni

Una Holga alla fermata del bus

Blogger mi dice che questo post l'avevo pubblicato, inizialmente, il 23 settembre 2008 alle ore 22.56. Mi fa impressione: a rivederlo - e a rileggere quello che avevo scritto - mi rendo conto di quanto tempo è passato. 8 anni, una vita fa. Il blog allora aveva un altro nome (rGBphotos), usavo ancora la pellicola e, soprattutto, avevo ancora il tempo per portarla a sviluppare. Facebook e Instagram non sapevo ancora cosa fossero, il cellulare lo usavo solo per telefonare, mia figlia aveva due anni e solo da qualche mese sapevamo che ne sarebbe arrivato un secondo. Oggi la più grande mi racconta i dettagli dei romanzi di Harry Potter e il secondo mi aggiorna sui risultati della sua squadra del cuore, il Napoli. E questo è il testo originale, scritto otto anni fa: Entrambe le fotografie utilizzate in questa composizione sono state scattate con una Holga 120 CNF e Fuji Sensia (medioformato). L'idea mi è venuta solo dopo aver ritirato la pellicola sviluppata; i due fotogrammi...

Tim Hetherington: Restrepo e il fotoreportage di guerra

Sto risistemando alcuni post piuttosto vecchi (andiamo indietro al 22 giugno 2010!) e  mi sono imbattuto in questa intervista a Tim Hetherington . Il "pretesto" era l'uscita nelle sale (il 2 luglio 2010) del suo documentario " Restrepo " - se il mestiere del fotografo di guerra ti interessa devi guardarlo - poi l'intervista si era allargata ad altri temi: il fotogiornalismo, la guerra, l'esperienza all'avamposto di Restrepo nella Korangal Valley e il ruolo del fotografo di guerra . E' un'intervista fuori dagli schemi, che vale la pena leggere. Anni fa scrivevo molto di più di fotogiornalismo; oggi lo seguo ma non ne scrivo più. Come se volessi negare la realtà che racconta. La locandina del documentario "Restrepo", di Tim Hetherington Pazzesche le coincidenze: per cercare di capire la guerra in Afghanistan raccontata da Restrepo dobbiamo andare indietro a quell'imprevedibile 11 settembre 2001, esattamente 15 anni fa ...

David Bowie, Iggy Pop e Marc Bolan: i ritratti di Masayoshi Sukita

Sukita, uno dei più importanti fotografi giapponesi di sempre, realizza ritratti classici e, per questo, senza tempo.  Iggy Pop - Foto di Masayoshi Sukita Masayoshi Sukita , a partire dalla fine degli anni '60,  sviluppa un grande interesse per le sottoculture, che lo porteranno a partecipare al Festival di Woodstock nel 1969. Nel 1970, diventa fotografo freelance e inizia a frequentare assiduamente New York, all’epoca pervasa da una nuova energia che scaturiva dalla sua sottocultura, che mescolava arte, cinema e musica e che ruotava attorno alla figura di Andy Warhol. Ma sarà soprattutto Londra e influire in modo incisivo sulla sua carriera. Proprio a Londra infatti Sukita incontra e fotografa Marc Bolan e il suo gruppo, i T-Rex, considerati da molti come i padri fondatori del glam rock, che poi sarà ripreso e portato alle estreme conseguenze da David Bowie, che Masayoshi Sukita avrà modo di scoprire sempre in quel periodo e con il quale collaborerà alla realizzazio...