Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post da febbraio, 2013

Ritratto, ecco cosa ho imparato da Willy Rizzo

«Il nostro mestiere è una sfida continua. Quando abbiamo un'ora con una celebrità il nostro talento deve subito venire fuori. Dobbiamo immediatamente trovare l'idea, l'accessorio che possa fare la sintesi della loro personalità, per esempio delle lenti d'ingrandimento per Salvator Dali o un giradischi per Marlene Dietrich. Ho una ammirazione estrema per le persone come Doisneau o Cartier-Bresson, ma loro si possono permettere di attendere per ore o giorni l'istante magico. Con la moda e le stelle e diverso. Non è lo stesso mestiere!» Willy Rizzo Sophia Loren e Carlo Ponti, Roma, 1960. Foto Willy Rizzo Ciao Giovanni B. PS: Willy Rizzo, nato a Napoli nel 1928 e morto a Parigi nel 2013, non è stato solo il fotografo delle "donne più belle del mondo": oltre alle stelle della moda e del cinema, ha fotografato i VIP e i politici, non disdegnando (soprattutto agli inizi della carriera) il reportage (copre il conflitto in Tunisia, il processo di Norimberga ed è i...

Panasonic G X Vario 45-175, uno zoom tele per il micro quattro-terzi

Dopo aver provato lo zoom Panasonic Lumix G X Vario PZ 45-175mm / F4.0-5.6 ASPH. / POWER O.I.S. ho pensato che un modo sensato per parlarne fosse di lasciare spazio a immagini e video, centellinando le parole. Presentato nell'estate 2011, lo zoom Panasonic Lumix G X Vario PZ 45-175mm / F4.0-5.6 ASPH. / Power O.I.S. (che nome assurdamente lungo!) si caratterizza per: una lunghezza focale che lo pone, senza esitazioni, tra gli zoom tele; il controllo elettronico dello zoom, molto utile in campo video; la messa a fuoco interna; il sistema di stabilizzazione Power O.I.S.; Tecnologia Nano Surface Coating per ridurre al massimo gli effetti ghost e flare. Personalmente un 45-175mm (equivalente a 90-350mm nel mondo delle fotocamere 35mm) non è un'escursione focale che mi fa impazzire, ma a 415 euro (miglior prezzo su internet) quest'ottica è un valido complemento di un sistema fotografico micro quattro-terzi. Infatti, oltre ad alcune "chicche" come il co...

Photoshop, sì o no? Segui il tuo stile, e basta

Quanto si può rielaborare una fotografia con photoshop o con altri programmi di fotoritocco? Non c'è una legge, ma questa mi sembra una risposta appropriata: I "codici etici" dei grandi giornali anglosassoni pongono proprio questo limite alle manipolazioni digitali: che non superino le "normali pratiche" di controllo di contrasto e toni abituali in camera oscura. Ma già allora c'era chi tirava al massimo. "Se guardi un Moriyama anni Ottanta, o ancora prima un Klein, di toni e contrasti modificati ne trovi quanti ne vuoi", spiega Alex Majoli , presidente di Magnum , santuario del fotogiornalismo di qualità, "ma era il loro stile personale e inimitabile. Ora è una tendenza di massa, imposta dall'esterno, dagli strumenti a disposizione, dalle richieste del mercato. È un'estetica di moda. Ai miei colleghi che esagerano dico spesso: pensa che fatica, quando fra vent'anni dovrai ri-fotoscioppare tutto il tuo archivio per non farl...

Come sono riuscito a fotografare Yasser Arafat

Siamo nel 2002, nel bel mezzo della seconda Intifada, quando al fotografo Gregory Heisler viene chiesto di fotografare il Presidente dell'OLP Yasser Arafat . Il ritratto , che sarà poi la copertina di Time del numero di aprile dello stesso anno, dal punto di vista tecnico fu piuttosto semplice: un soft box , un panno nero e una fotocamera folding in legno 4x5" che attirò l'attenzione di Yasser Arafat. L'avventura fu, in realtà, quella di dover fotografare uno degli uomini più protetti del mondo. Ciao Giovanni B.

Appello di De Bonis: aboliamo il World Press Photo

L'annuncio dei vincitori del World Press Photo, avvenuto solo qualche giorno fa, offre lo spunto a Maurizio De Bonis  (giornalista, critico fotografico e cinematografico, curatore e docente) per rilanciare una pesante riflessione su quello che già in passato aveva definito il granitico star-system del fotogiornalismo contemporaneo tutto concentrato sulla costruzione di una spettacolarizzazione del dolore che nulla portava alla diffusione delle storie e delle notizie (De Bonis, 2012) L'appello è secco, diretto e accorato: " Aboliamo il World Press Photo " ! Sviluppando un tema non nuovo (2011: « World Press Photo? No, grazie »; 2012: « World Press Photo 2012: "Ogni limite ha una pazienza" »), De Bonis pone una serie di domande ben precise: Ha senso un fotogiornalismo concentrato sulla spettacolarizzazione della violenza e sull'effetto splatter? Gli autori di questi scatti si sono mai interrogati sul senso (importantissimo) del loro lavoro e sulla r...

E' morto il fotografo Gabriele Basilico

Oggi è morto Gabriele Basilico , fotografo documentarista apprezzato a livello internazionale. Bello il ritratto tracciato dall'architetto e amico Stefano Boeri: La morte di Gabriele Basilico ci priva di un protagonista assoluto della storia della cultura visiva internazionale. I suoi occhi di fotografo sono divenuti col tempo gli occhi di tutti noi, davanti alla complessità infinita dei fenomeni urbani. Occhi che hanno incorniciato, registrato e documentato centinaia di spazi urbani e città del mondo, riuscendo trasmettere la loro sensualità, a decifrare le contrapposizioni più stridenti e a dare dignità anche ai luoghi più derelitti. Come ha più volte ammesso, quello sguardo preciso e appassionato Gabriele Basilico lo aveva nel tempo costruito osservando e fotografando Milano: i muri delle fabbriche, le facciate vibranti dei palazzi borghesi ma anche i visi, le feste, i segni lasciati nelle strade dalla vita quotidiana. Milano, le sue proporzioni, sono state la matrice di o...

Tenderloin USA, quando la street photography è anche utile

Mi sono imbattuto in questo video, del fotografo danese Jonas Normann , che racconta Tenderloin USA , un progetto di street photography interessante e diverso dal solito: due fotografi, Brad Evans e Travis Jensen , hanno fotografato per un anno Tenderloin, un quartiere di Los Angeles turbolento e considerato pericoloso. I due, però, hanno scelto di non mostrare solo gli aspetti negativi o pericolosi della vita del quartiere, ma di documentarne anche gli aspetti positivi: come la gente vive, lavora e cresce i propri figli. Il progetto è poi sfociato in una pubblicazione (acquistabile on-line dal sito del progetto - aggiornamento: il sito non è più attivo ), il cui ricavato è devoluto ad un'associazione locale (la Larkin Street Youth Services ) che fornisce assistenza ai ragazzi della zona senza tetto o a rischio delinquenza. Nel suo piccolo, anche la fotografia può cambiare un po' il mondo. Ciao Giovanni B.