29 agosto 2016

Passeggiando per Trieste ci imbattiamo nelle vetrine della "sala comunale d'arte", o qualcosa del genere: sono esposti dei vasi in vetro e si intravedono delle tele. Incuriositi, entriamo.

Ritratto di Elena Sofia su opera dell'artista Gastone Bianchi

Ci accoglie un ragazzo che, piuttosto timidamente, ci spiega le opere esposte. Scopriamo che ne è l'autore; ci racconta del lavoro con il vetro in un laboratorio di Lugano (i vasi li ha fatti lui) e dello studio per ricrearne la trasparenza con la pittura.

Con il suo consenso provo a fotografare una delle tele, quella che più mi attira per la combinazione dei colori. Ma la foto è piatta e della trasparenza - che questo artista ha messo al centro di questa sua produzione - non c'è traccia.
Per fortuna, ogni tanto anche i neuroni escono dal letargo: accendo la torcia dello smartphone e chiedo a mia figlia di porsi tra la torcia e il quadro, in modo che l'ombra venga proiettata sulla tela: ed ecco il ritratto di Elena Sofia sull'opera di Gastone Bianchi (fai un salto sul suo sito).

Nota a piè di pagina: l'amministrazione triestina mette a disposizione di giovani, promettenti artisti alcuni suoi spazi in pieno centro. Non è solo un modo semplice per dare visibilità a chi ha talento, ma non ha ancora la notorietà; è anche un mezzo incredibilmente efficace per favorire la discussione e per far circolare nuove idee. E le idee sono un bene prezioso e tremendamente scarso.
Non è un'idea che si potrebbe copiare in altre città?

Ciao
Giovanni B.

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