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Visualizzazione dei post da maggio, 2018

Fotografare, ecco cosa ho imparato da Chase Jarvis

Da qualche parte, forse era un meme su Instagram, ho letto: "Work on things that make you different, not just better". Ovvero: Lavora su quello che ti rende "diverso" dagli altri, non "migliore" degli altri Me lo sono appuntato. Questa frase mi è tornata in mente guardando le fotografie e i progetti di Henry Hargreaves : essere il più bravo non è sufficiente. Se perdi mezz'ora su Flickr, Instagram o girovagando sul web ti rendi conto che il mondo è pieno di "fotografi più bravi di altri". Ma non basta. Devi essere differente. Devi approcciare il tuo lavoro in modo differente;  devi approcciare la promozione del tuo lavoro in modo differente; devi pensare in modo differente. Non cercare di essere "migliore" degli altri, cerca di essere "diverso" dagli altri: Se punti ad essere "il migliore", questo di solito significa che stai seguendo le orme di qualcun altro. ... Ma se punti ad essere diverso - p...

"Sick shot", cosa significa?

Oggi sul mio feed Instagram , nel commento ad una foto (questa qui sotto), qualcuno ha scritto "sick shot" che, letteralmente, significa "scatto malato" (ma anche nauseante, disgustoso, ripugnante, di cattivo gusto). Ammetto che sono rimasto un po' perplesso, e ho deciso di approfondire. Per fortuna, sembra che l'espressione  sick shot sia usata anche con il significato "scatto magnifico", "fantastico", "fighissimo", "spettacolare" e così via, soprattutto dagli YouTubers statunitensi. Quindi, se qualcuno lascia il commenta "sick shot" sotto una tua fotografia, non rimanerci male; anzi, ringrazia. Ciao Giovanni B.

Eugene Smith e Pittsburgh, una mostra imperdibile a Bologna

Se non è il mio fotografo preferito, sicuramente è tra i miei fotografi preferiti. Parlo ovviamente di Eugene Smith che, assieme ad Alex Webb, è la mia stella polare nell'universo della fotografia. E Pittsburgh è il suo primo progetto dopo aver dato le dimissioni dalla rivista Life, infastidito (fastidio, per così dire, ampiamente ricambiato) per le critiche al suo reportage su Albert Schweitzer . © W. Eugene Smith / Magnum Photos | Ragazza accanto a un parchimetro, Camera di commercio di Shadyside, Walnut Street, 1955-1957 La storia del rapporto tra Eugene Smith e Pittsburgh è quantomeno curiosa, se non emblematica: Stefan Lorant gli aveva chiesto di realizzare 100 foto per accompagnare il libro sui 200 anni della città (Pittsburgh, vale la pena ricordarlo, a metà degli anni '50 era la più dinamica città industriale americana). Quello che avrebbe dovuto essere un incarico veloce e ben pagato (due-tre settimane, per un totale di 1.200$, equivalenti a più di 11.000 ...

Glad to be Glam. Le fotografie di Michael Putland

ONO arte contemporanea ha in programma, per la stagione espositiva 2018-2019, una serie di mostre antologiche per esplorare la cultura popolare e lo stile inglese dagli anni 50 ad oggi. Si inizia domani con “Glad to be Glam: fotografie di Michael Putland” , 50 fotografie di Michael Putland che celebrano alcune delle più importati icone del Glam (da glamour);  una rivoluzione di strass, piume e paillettes sviluppatosi quasi esclusivamente nel Regno Unito e nelle grandi città statunitensi. Kiss - © Michael Putland Circoscrivere il Glam non è facile: è stato un genere musicale preciso che, dal punto di vista visivo e dello stile, ha tuttavia influenzato artisti anche molto diversi. Loro comune denominatore era il colore, l’eccesso di spettacolarizzazione della performance che andava di pari passo con un abbigliamento ed un trucco vistoso e a base di brillantini. Di questi nuovi protagonisti della scena musicale alcuni non hanno superato l’esame del tempo, ma chi lo ha fatto...

Una foto deve essere ambigua?

"E questa, cos'è?" "Femministe che manifestano" Questo scambio di battute tra moglie e marito mi ha incuriosito e mi sono avvicinato alla coppia; perchè il  "questa" si riferiva ad una mia foto esposta. Già commentata, nei giorni precedenti, come una citazione dei lavori di Tobey o Pollock o, ancora, come la rappresentazione di una mappa urbana. Verona,  2017. Ne è nata una chiacchierata interessante, che mi ha portato a domandarmi se una fotografia deve essere immediatamente intelligibile o, piuttosto, se sia più interessante introdurre un elemento che la rende ambigua, almeno in una prima fase di lettura. Qualcosa che ti induca, per l'appunto, a domandarti "E questa, cos'è?" ; cosa rappresenta? cosa vuole dire? Qualcosa che obblighi chi guarda la foto a fermarsi, ad attribuirle un significato: magari sbagliato, sicuramente interessante. Devo ammettere che, se non avessi origliato il dialogo tra moglie e marito, questa...