20 novembre 2017

11/20/2017
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Sabato, grazie al workshop offerto da Fujifilm Italia, ho avuto la possibilità di ascoltare per un paio di ore Francesco Camello, che ci ha intrattenuti con le sue fotografie dalla Russia soffermandosi poi, in particolare, sul progetto "L'Isola della Salvezza", premiato al World Press Photo con il 3° posto nella categoria "Daily life".


Di seguito ti riporto i miei appunti e le mie impressioni di quel sabato: è quindi più quello che io ho capito che quello che lui ha detto, e me ne assumo tutte le responsabilità.

Fotografia di Francesco Comello, da L'isola della salvezza
Francesco Comello, L'isola della salvezza
Inizio con il dirti che, da principio, guardando alcune sue fotografie mi è venuto in mente Giacomelli (ad esempio, la foto dei due tamburini mi richiama i pretini di Giacomelli che giocano nella neve); ripensandoci, perchè nei giorni seguenti mi sono trovato spesso a ripensare alle immagini che avevo visto, alla fine mi sembra più pertinente il richiamo a Doisneau. Non per lo stile, ma per il desiderio di entrambi (almeno, per quello che mi pare di avere colto anche nelle immagini di Comello)
di mostrare ... un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere (Robert Doisneau)
Boh, probabilmente è solo una mia proiezione mentale, e mi piacerebbe sapere da Francesco Comello se mi sbaglio (aggiornamento: leggi la sua risposta più sotto!), ma guardando le sue foto ho la sensazione (piacevole) di entrare in un mondo bello: non un mondo edulcorato, non un mondo artificiosamente privo di difficoltà, ma comunque un mondo bello, elegante ma non nel senso modaiolo della parola.

Fotografia di Francesco Comello, da L'isola della salvezza
Francesco Comello, L'isola della salvezza
E andiamo avanti, perchè ho tante cose da raccontarti.

In fotografia è importante saper aspettare e non accontentarsi del primo scatto

E' mattina presto, dopo una notte con poco riposo; la prima alba serena dopo molti giorni di pioggia.

Fotografia di Francesco Comello, da L'isola della salvezza
Francesco Comello, L'isola della salvezza
Dalla finestra della sua stanza scatta una prima foto al villaggio, ma non è soddisfatto. Manca qualcosa.
Aspetta con pazienza fino a quando uno stormo di uccelli si infila nel cielo vuoto, a dare movimento a tutta l'immagine. E se la ingrandisci, noti che gli uccelli sembrano quasi pesci che nuotano nell'acqua. E' un richiamo che troveremo in altre foto: in fin dei conti, stiamo parlando di un'isola. E se è un'isola, ci devono essere dei pesci!
Comello fa questo, lo fa bene e mi piace: prende alcuni elementi e lascia che si trasformino, per raccontare la sua storia.
E poi c'è quella finestra: riflette la luce del sole, ma sembra illuminata dall'interno, come se volesse raccontare la levataccia di un uomo pronto ad andare nei campi.

La foto non si ferma allo scatto (ovvero, l'importanza della post-produzione)

Le fotografie di Comello sono in bianco e nero; scatta però a colori (anche se l'immagine la visualizza in bianco e nero già al momento dello scatto), il che gli consente di avere a disposizione tre canali (R,G,B) per gestire al meglio i grigi.

Fotografia di Francesco Comello, da L'isola della salvezza
Francesco Comello, L'isola della salvezza
La post-produzione è una fase fondamentale nel suo flusso di lavoro, ed è il momento in cui crea quell'atmosfera un po' magica tipica delle fiabe (Comello, infatti, si definisce un cantastorie, e non è un epiteto scelto a caso). Una lezione interessante per me, che tendo a scattare e poi ad abbandonare le immagini sul disco fisso...

Il caso e la fotografia

Il caso può avere un ruolo importante nella riuscita di una fotografia: ci sono situazioni che puoi "previsualizzare" e prevedere ed altre in cui il caso interviene (nella forma di un gesto, di un raggio di luce o di qualsiasi altro elemento inaspettato) e arricchisce di significato una fotografia.

Fotografia di Francesco Comello, da L'isola della salvezza
Francesco Comello, L'isola della salvezza
In questo caso, Comello stava componendo la foto lavorando sulla porta e la pendola, quando la ragazza è passata e le è scappato quel gesto istintivo ("ops, scusa" ti ho rovinato la foto" "No, credi a me, hai fatto la mia foto".)
Ne è uscita una foto completamente diversa, e molto più ricca di significati.

Ottiche

Comello attualmente fotografa con una sola ottica, un 35mm equivalente. Il che lo "obbliga" (o lo aiuta) a concentrarsi sull'immagine.

Lettura di una foto

Mi sono reso conto, con stupore e vergogna, che sabato è stata forse la prima volta che mi sono dedicato con attenzione alla lettura delle fotografie, ed è stato bello fermarsi a trovare relazioni e idee, anche non in linea con quelle del fotografo.
Ad esempio, nella foto più sopra, Comello cercava un richiamo tra l'orario sulla pendola (le lancette sono sulle 2 e sulle 3 quasi 4) e il numero della stanza (204). Io la trovo fantastica così: la fotografia inizia nella realtà (l'immagine sulla sinistra è nitida, il numero della stanza è preciso) e transita in un mondo fiabesco (spostando lo sguardo verso destra emergono alcuni elementi fuori fuoco, ragazza compresa, e il numero è impreciso, sospeso tra il 203 e il 204).

Fotografia di Francesco Comello, da L'isola della salvezza
Francesco Comello, L'isola della salvezza
O questa foto: se copri con le mani i due margini a destra e a sinistra e ti concentri sulla ragazza al centro, quella dietro la tenda, sembra quasi di guardare una vecchia fotografia, un po' sgualcita.
E, aggiungo, da sinistra verso destra i volti descrivono un arco, che guida l'attenzione del "lettore" verso la ragazza più a destra, con tre espressioni di intensità via via crescente. E' una foto che potrei guardare a lungo.

Fotografia di Francesco Comello, da L'isola della salvezza
Francesco Comello, L'isola della salvezza
Anche di questa foto ho la mia lettura: Comello ci vede il gioco, l'immedesimarsi dei bambini nell'oggetto delle loro fantasia fino ad assumerne la forma.
Io trovo, in questa foto, una metafora dell'infanzia: la serenità di giocare spensierati con la sicurezza di avere sempre, alle spalle, una Casa dove riparare quando si fa notte, e il freddo più intenso.

Questo, in buona sostanza, è quello che ho rubato a Francesco Comello e che ho rielaborato nei giorni successivi. Ma, se ne hai l'occasione, vai ad ascoltare "l'originale"; ne vale assolutamente la pena.

Ciao
Giovanni B.

Aggiornamento: con grande piacere ho scoperto che Francesco Comello mi ha risposto su Facebook. Riporto le sue parole di seguito, per comodità ma, soprattutto, perchè desidero mantenerne memoria:
Grazie Giovanni, ho letto quello che hai scritto sul blog e ti ringrazio. Quello che di più mi affascina nella fotografia è la possibilità di entrare nell'immaginario di chi la guarda, di lasciare questo spazio intimo e personale ad ogni osservatore. Le foto così nel loro vagare, si separano da me e potranno prendere vita propria.
E che dire di questa frase di Robert Doisneau che riporti: « Quello che io cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere.» È esattamente questo che cerco. Sono dell'idea che, oggi più che mai, sia necessario non dimenticare che al mondo esiste ancora la bellezza, sinonimo di purezza, armonia, incanto. Io cerco quell'ALTROVE" che in qualche modo ci dia la speranza che può esistere un'alternativa. Un tempo solo immaginare l'altrove aiutava a sopravvivere, ora non ci rimane più neanche questa consolazione!
Eppure c'è ancora e per me rimane un richiamo potente. Nei miei viaggi lo incontro, spesso nei posti più umili, dove la fertilità del cuore è più viva.
Grazie ancora Giovanni.

1 commenti:

  1. Ho ascoltato anche io Comello l'altro sabato a Roma e ne ho ricavato le medesime impressioni. Ho subito pensato a Giacomelli, un altro narratore visionario. L'ho scritto sul profilo FB di Comello.
    Mi sono innamorato del suo modo di fare fotografia. Mi ha riportato indietro nel tempo, quando i reportage erano anche racconti di vita.
    Un vero maestro Francesco, umile e disponibile.
    Ciao

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