22 ottobre 2014

10/22/2014
Questa settimana abbiamo la possibilità di incontrare Francesco Ridolfi, un fotografo di Bologna che attualmente lavora tra la sua città natale, Milano e Bruxelles. Professionista dal 2008, è da sempre appassionato di fotografia, alla quale si è avvicinato fin da piccolo grazie alla mitica Olympus OM-1 del padre. Lavora prevalentemente in campo commerciale e artistico, con una spiccata predilezione per il ritratto, sia in studio che on location. Ed è di ritratto che oggi, con lui, parliamo.

Ritratto di Francesco Ridolfi
Francesco Ridolfi

Ciao Francesco,
doveroso, anzitutto, ringraziarti per il tempo che hai scelto di dedicarmi. Inizio con il domandarti perchè, tra i tanti temi possibili (paesaggio, architettura, street, ...) hai scelto proprio il ritratto?
Francesco Ridolfi: L'amore per il ritratto nasce dal piacere di lavorare con le persone, condividere un brevissimo tratto di strada cercando di conoscere le loro storie e, almeno per quel che riguarda la mia ricerca artistica, la volontà di rappresentare situazioni e condizioni che in qualche modo mi colpiscono e ci riguardano.
In passato ho provato anche con lo still life, ma devo dire che non mi ha mai veramente 'emozionato'.. quelle immagini, per quanto magari esteticamente belle e soddisfacenti, non mi trasmettevano gran che.
La fotografia di un volto, invece, mi sembra che racconti molto di più: ci interpella, ci provoca, ci fa entrare in empatia o al contrario ci respinge, ma in ogni caso non ci lascia indifferenti.

In questi giorni stai presentando "Room 322", il tuo ultimo progetto fine art. Il progetto lo presento io, rubando a piene mani dal tuo blog «il progetto si svolge all’interno di un bagno di una camera d’hotel (interamente ricostruito in studio a dire il vero! :-) ), all’interno del quale diversi ospiti si alternano, con le loro personalissime storie e le loro emozioni.»; a te, invece, voglio domandare... ma come ti è venuta un'idea del genere?
F.R.: L'idea iniziale è nata dalle mie prime esperienze a Bruxelles. Nella casa dove vivevo c'era un bagno con una vasca; sembrerà strano ma per me era un po' una novità, avendo vissuto quasi sempre in case esclusivamente con la doccia. Ho così iniziato, con sempre più frequenza, a concedermi il tempo per un bagno, accorgendomi che, forse, al giorno d'oggi è uno dei pochi spazi rimasti dove poter 'stare' con se stessi, prendendosi un tempo e uno spazio personali. L'idea di una serie fotografica così ambientata mi è sembrata interessante e originale..
Il fatto poi di ambientarla in una stanza di hotel, era l'occasione di vedere susseguirsi personaggi diversi all'interno di un medesimo spazio, ognuno con la propria storia e il proprio vissuto. Il bagno è poi luogo di privacy per antonomasia, dove poter lasciare cadere le maschere che spesso si indossano in altri ambienti.

Room 322 - Guest 234, di Francesco Ridolfi

Nel progetto "Room 322" hai voluto affiancare, allo scatto fotografico, anche la ripresa video. Com'è nata questa decisione, e quali sono, a posteriori, le tue valutazioni?
F.R.: Era da tempo che volevo confrontarmi con la ripresa video. Al giorno d'oggi, con le nuove reflex digitali in grado di girare filmati in ottima qualità, è una 'skill' che sempre più spesso viene richiesta al fotografo. Volevo però fare un video che avesse la stessa cura del dettaglio delle mie immagini e così, per poterlo realizzare, ho coinvolto un team di professionisti. La prima cosa che si impara è infatti che, nel video, è necessario un vero e proprio team di persone, ognuna con il suo ruolo e le sue competenze specifiche: c'è davvero moltissimo lavoro dietro ad un filmato di un paio di minuti!
Devo dire che sono rimasto davvero molto soddisfatto del risultato finale! Con il video è possibile raccontare storie più ricche rispetto alla fotografia e l'insieme dell'immagine, della recitazione e del suono è in grado di coinvolgere grandemente chi guarda. Sicuramente è una strada che continuerò a percorrere!

Room 322 - Guest 341, di Francesco Ridolfi


Le pose che hai scelto, in questo progetto, per i soggetti hanno solamente un valore estetico? Te lo domando perchè almeno un paio di elementi mi richiamano la "morte di Marat", di Jacques-Louis David, e non so se sia solo un caso.
F.R.: Ora che me lo dici, ricordo che circa un anno fa, al Museo Reale delle Belle arti del Belgio, a Bruxelles, ebbi modo di osservare dal vivo proprio questo famosissimo quadro.
Sicuramente questo dipinto, così come molti altri, hanno influenzato il mio lavoro e la mia estetica, lasciando un segno profondo dentro di me (in fondo è questo il compito dell'arte: colpirci, plasmarci, interrogarci). Detto questo però, nelle pose che ho scelto non c'è una volontà citazionistica precisa, ma piuttosto, appunto, l'affiorare dell'inconscio con le sue esperienze interiorizzate e pregresse.
Per quel che riguarda l'estetica, anche se personalmente ritengo che essa possa essere un valore in un lavoro artistico, ho prediletto non pose fini a sè stesse, ma piuttosto quelle che comunicassero un'emozione e uno stato d'animo. Non solo con un'espressione facciale quindi, ma anche con il linguaggio del corpo, anch'esso in grado di trasmettere moltissimo.

Room 322 - Guest 398, di Francesco Ridolfi

Room 322 è stato un progetto molto articolato, ma anche il precedente lavoro "Chess Portraits" non era stata una passeggiata. Cito sempre dal tuo blog: «Non volendo lasciare nulla al caso, si è studiato il progetto nei minimi dettagli: partendo dal disegno dei bozzetti dei vestiti, passando alla ricerca dei tessuti più adatti, alla realizzazione dei costumi e di tutta una serie di oggetti e “props” utili a definire i vari personaggi. Un lungo casting mi ha poi permesso di trovare i volti più adatti per ognuna delle singole figure della scacchiera.»
Perchè scegli di investire in questo tipo di progetti?
F.R.: Credo che la possibilità di poter realizzare progetti personali sia uno degli aspetti più belli del lavoro del fotografo. Grazie a questi, infatti, si può dare forma alle proprie idee nella massima libertà, cosa che non è sempre permessa nei lavori su commissione. Il fatto di dedicarci tanto tempo, cura e attenzione nei dettagli, credo faccia parte del mio modo di approcciarmi alle cose che amo e alla convinzione che siano i piccoli particolari a fare la differenza e ad aggiungere 'spessore' ad un racconto.

Chess Portraits - Queens, di Francesco Ridolfi

Chess Portraits - Bishops, di Francesco Ridolfi

E come si organizzano progetti così complessi?
F.R.: Eh eh... Beh, credo che la risposta più breve sia la parola dedizione. Volendo però approfondire maggiormente, tornerei al concetto dell'avere cura dei dettagli. Da una prima idea, magari all'inizio solamente abbozzata, si cerca di approfondire sempre di più, magari mettendosi pure sui libri per studiare l'argomento. Poi, mano mano che si determinano i vari aspetti e risvolti che si vogliono fare emergere, con grande umiltà ma anche pragmaticità, capire cosa si è in grado di fare da soli e cosa invece no. È per questo che nascono collaborazioni con altre persone, ognuna competente in un campo diverso, in grado di realizzare e dare forma all'idea originaria. Penso ad esempio ad artigiani, sarti, operai che con le loro capacità e professionalità possono tradurre quella che era un'idea astratta in qualcosa di tangibile.
In un certo qual modo si diventa una sorta di direttore d'orchestra che coordina il lavoro di molti, per dare vita alla migliore 'sinfonia' possibile. :-)

Chess Portraits - The making of , di Francesco Ridolfi


Rapida inversione a U, dalla "fantasia" alla realtà. Tra i tuoi lavori scovo anche una serie di ritratti a rifugiati afgani. Qual è la differenza tra lavorare in studio con dei modelli, e mettere davanti all'obiettivo delle persone reali, molto molto reali?
F.R.: La differenza naturalmente è tanta. Non solo perché le 'persone reali' solitamente non hanno dimestichezza davanti ad una macchina fotografica, ma anche e soprattutto perché fotografare queste persone significa in un certo qual modo entrare un poco nelle loro vite. Non c'è nessuna maschera in questo caso. Certo, un ritratto non ha la pretesa di raccontare tutto e di essere esaustivo, ma in ogni caso è bene avvicinarsi in punta di piedi con grande rispetto dell'altro e del suo vissuto. Trovo che sia un'esperienza forte, molto umana nella sua essenza.

Afghan refugees - Laila, di Francesco Ridolfi

Il tuo blog è ricco di spunti: fine art, fotogiornalismo, lifestyle, mini-storie, commerciale, headshot, stock... è evidente che il "ritratto fotografico" lo hai affrontato a tutto tondo. Inevitabile, quindi, che ne approfitti per chiederti qualche consiglio, per me e per chi ci legge, sui più impostanti accorgimenti da adottare per (iniziare a) realizzare un buon ritratto.
F.R.: Chissà! Chi trova la formula magica mi avverta! Probabilmente ogni ritrattista risponderebbe in maniera diversa.. Personalmente, come accennato, cerco di avere grande rispetto della persona che fotografo, di incontrarla innanzitutto come uomo (inteso come genere umano ovviamente), magari fugacemente è vero (il tempo spesso è tiranno), ma cercando sempre una qualche forma di contatto. Cercare un 'incontro' a livello empatico, senza subire il fascino del personaggio (qualora si trattasse di una celebrità), o avvicinandosi in punta di piedi nelle situazioni più delicate. Per i ritratti fatti a Cuba, ad esempio, ho sempre speso diversi minuti per scambiare due parole con ognuna delle persone ritratte, poi di foto ne facevo 4 o 5, ma a quel punto non ero più un totale sconosciuto e spesso si era instaurato una qualche forma di legame. Insomma nessun consiglio di tecnica fotografica.. Un buon ritratto in fondo è quello che lascia intravedere qualcosa dell'animo della persona. E l'anima non ha a che fare con tempi e diaframmi. ;-)

Cublanco - Elsis Machado. di Francesco Ridolfi

Da ultimo, ti supplico: puoi svelarmi l'"easter egg" nascosto nella foto dello pshichiatra
Eh eh.. Nel diploma da psicologo appeso al muro, il nome riportato è "Walter White", tributo al protagonista della mia serie TV preferita: Breaking Bad. ;-)


Francesco, un sincero grazie per la tua disponibilità. Chiudo con questo video che, inizialmente, non avevo programmato di inserire. Ma, caspita, la cura dei dettagli nei tuoi lavori è impressionante!

Room 322 - The making of, di Francesco Ridolfi


N.B.: tutte le fotografie sono © Francesco Ridolfi, e utilizzate con il permesso dell'autore.


Giovanni B.

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