9 agosto 2017

8/09/2017
Oggi il nostro docente inconsapevole è Francesco Cito, uno dei più noti fotoreporter italiani (se non l'hai ancora fatto, ti consiglio di dedicare un po' di tempo alle foto sul suo sito).

Francesco Cito, Hard Rain, Bosnia

Come in altri casi, anche questo che segue è un estratto di una più ampia intervista pubblicata su Maledetti Fotografi (che, ovviamente, ti consiglio di leggere):
In passato ho lavorato molto a colori, i giornali cercavano foto a colori. Però il colore prestava meno attenzione al soggetto, al fatto primario. Le foto erano scelte dai direttori dei giornali e dai grafici, in base alle loro cromie, alle tonalità dei colori, non si guardava al contesto. E allora ho iniziato a lavorare in bianco e nero. Però il bianco e nero è più difficile, è composto da una costruzione geometrica, è una fotografia più grafica, e deve contenere l’essenziale senza essere un’immagine piatta, scialba. (La grafica del bianco e nero...) toglie il colore, ma rimane l’anima. I colori puoi anche immaginarli. Il sangue, anche se lo vedi nero, capisci che è sangue.

Ciao
Giovanni B.

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