12 agosto 2016

Forse è colpa dell'estate se uso questo blog sempre più come un quaderno di appunti, e forse non è neppure un male, perchè diventa più facile condividere i pensieri, i dubbi e le idee.

Luigi Ghirri, Brest, 1972
Luigi Ghirri, Brest, 1972 | Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia - ©Eredi Ghirri

Comunque, ieri siamo andati al MAXXI a vedere la mostra "Extraordinary Visions. L’Italia ci guarda" con una coppia di amici: lui appassionato di fotografia, lei appassionata di pittura.
Tra tanta roba che non capisco c'erano anche alcune foto di Barbieri, Gardin, Fontana, Gastel, Ghirri, Francesco e Mimmo Jodice, Scianna e Vitali. E non li sto citando a caso.
Terminata il giro alla mostra, il mio amico ed io abbiamo scattato un po' di foto fuori dal museo, mentre i bimbi si sgranchivano le gambe, e siamo andati a mangiarci una pizza.

E lì è saltato fuori questo discorso: cos'è la visione fotografica?
Molto più concretamente, ho posto la domanda: come hanno fatto Ghirri, Fontana o Vitali, giusto per citare solo i tre casi a me più evidenti, a sviluppare la loro visione fotografica? Come è nato il loro stile? Stile e visione fotografica sono la stessa cosa? E come si scopre? E come si sviluppa?

Ho avuto diversi spunti di riflessione interessanti.
Mi ha colpito l'idea che queste "visioni" possano essere nate dall'osservazione e dalla riflessione del fotografo sul proprio lavoro: ha visto la potenzialità di una situazione, l'ha fotografata, ha guardato il risultato ed è tornato a lavorarci. Fino a trovare una soluzione estetica che lo soddisfacesse.
Interessante, ma il dubbio è che si tratti più di stile che di visione. E non sono sicuro che "stile" e "visione" siano la stessa cosa.

Io ho citato una delle cose lette di recente in "Failed it!", il libro del quale ti ho già parlato.
In uno dei passaggi Erik Kessels, l'autore, scrive
Un sacco di giovani fotografi o artisti, sin dal loro inizio, sono già saturi di ogni tipo di informazione, e vedono la perfezione dei lavori altrui, e non si muovono dal giardino davanti casa - quello dove le tue cose sono esposte allo sguardo altrui.
Ma è necessario passare del tempo anche nel giardino sul retro, che è chiuso, e dove puoi sperimentare, fare errori e andartene in giro mezzo nudo. Poi, quando hai almeno un briciolo di buona idea, puoi passare dalla casa ed esporla nel giardino davanti.
Torna anche qui l'idea del lavoro in nuce, sul quale l'artista ritorna per perfezionare un'idea che intuisce ma che non ha ancora chiara.

Un'altro spunto che mi è stato dato è questo: la "visione fotografica" è la sintesi della nostra cultura. E' una risposta che ancora non mi convince del tutto, ma che  richiama, indubbiamente, la frase attribuita ad Ansel Adams che, insomma, una sua visione fotografia la aveva:
"Tu non fai una fotografia solo con la macchina fotografica. Tu metti nella fotografia tutte le immagini che hai visto, i libri che hai letto, la musica che hai ascoltato, e le persone che hai amato"
Può essere vero? Ho chiesto al mio amico di mostrarmi una foto, a sua scelta, scattata fuori dal MAXXI: in fin dei conti, eravamo lì con due macchine fotografiche simili, in uno spazio tutto sommato ristretto, nello stesso preciso momento.
Cosa aveva attirato la sua e la mia attenzione?
Lui ha scelto questa foto:

Dettaglio di opera di JR
"Paesaggio urbano n. 9", di Sandro Battaglia

Io ho scelto questa:

Mia, senza alcun titolo

Due immagini (due visioni?) completamente diverse dello stesso soggetto, una parete tappezzata con i lavori di JR.
Ci ho pensato: nelle mie foto, effettivamente, cerco spesso la presenza umana. E' un abbozzo di "visione fotografica"? No, non credo che sia sufficiente.

Tornato a casa, mi sono affidato alla sapienza di Google: "sviluppare la visione fotografica".
Sono rimasto stupito nel vedere che, al terzo posto tra i risultati della ricerca, c'era un mio post. L'avevo completamente dimenticato, ed è questo che tu ora stai leggendo, dopo che l'ho recuperato dalle nebbie del 2012 e vi ho rimesso mano.

Era un post scarno, una sola citazione da un articolo di Charlie Borland, "How to Know if You Have Found Your Photographic Vision":
"Molti guardano il mondo passare, e trascurano i piccoli dettagli del mondo naturale che li circonda. Chi fotografa ha scelto un percorso che lo mette più in sintonia con il mondo e la Terra; sa fermarsi e sa prendersi il tempo per guardare, ascoltare, odorare e toccare. Questa connessione nasce dal nostro desiderio di cercare, scoprire, catturare e condividere."
Perchè, nel giugno di 4 anni fa, avevo scelto questo paragrafo?
E com'è che, quattro anni dopo, sono ancora qui, senza risposte?

Sono andato a rileggere l'articolo per intero, ed ho trovato una frase che avevo omesso nella citazione inziale di 4 anni fa e che ora, invece, mi sembra essenziale:
"The simple fact that a nature photographer sees something the average person might not means that some degree of vision has been found."
"Già il semplice fatto che un fotografo naturalista; vede qualcosa che l'uomo medio non vede, significa che almeno un abbozzo di visione fotografica è stato sviluppato."
Anche se togliamo il termine "naturalista", la frase funziona ugualmente:
"già il fatto che noti qualcosa che altri non vedono significa che stai abbozzando una tua visione fotografica"
Mia, perchè un altro fotografo (come è capitato a noi due) vede comunque un'altra cosa.

E mi fermo qui, perchè ho impressioni, spunti di riflessioni ma, al momento, non ho ancora trovato risposte che mi soddisfino: Cos'è la visione fotografica? Come si sviluppa (sempre che sia possibile farlo, si intende)?
Non lo so.
Però uscire con un altro appassionato, fotografare e poi confrontare gli scatti aiuta a capire che, stranamente, non vediamo le stesse cose, E, anche quando vediamo le stesse cose, comunque le interpretiamo in modo diverso.
Può essere un punto di partenza.

Ciao
Giovanni B.

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