30 aprile 2010

Sono le 2.35 di un venerdì di fine aprile e, nonostante l'ora tarda e la consapevolezza che tra poche ore dovrò alzarmi, non riesco a prendere sonno.
Inevitabilmente. Da poco ho chiuso, concluso la lettura del romanzo "Caduta libera", e la mente e il cuore è un groviglio di incubi.

Spesso si dice che un'immagine vale cento parole, e prego che in questo caso non sia vero: perchè il libro di Nicolai Lilin non è la pubblicazione di un reportage fotografico sulla guerra Cecena, ma il racconto in parole dei suoi due anni da cecchino nell'esercito russo. Ed è un racconto che evoca i più brutti demoni, sia che parli di guerra, sia che parli della falsa pace per la quale si combatte.

Non è più solo la guerra cecena, ma quella raccontata diventa, nella mia anima, l'alito di tutte le guerre: e mi trovi nel letto a pensare che quello che ho appena letto come romanzo, in questo stesso momento, in qualche parte del mondo, è realtà. In troppe parti del mondo.

Peso i miei scontato gesti quotidiani (il caldo delle coperte, la sicurezza della casa, la colazione che puntuale mi aspetta tra poche ore) e non so più che valore dare loro.
Immenso valore, immenso.

Pensavo: chi dovrebbe leggerlo questo libro? Chi si interessa al reportage fotografico da zone di guerra, mi sono detto, chi ama Robert Capa, Don McCullin o i fratelli Turnley.

Ma ora, e si sono fatte le 2.48, penso che tutti dovremmo trovare il fegato di leggere questo libro. E di passare una notte insonne di fronte alla nostra confortevole e deprezzata vita.


Giovanni B.

2 commenti:

  1. Verissimo.ho letto caduta libera due settimane fa...credo che la devastante potenza di questo romanzo stia proprio nella sua capacità di far pensare all'insensatezza della guerra,il crudo e terribile realismo ne fanno un'opera di grande impatto che pone il lettore a distanza ravvicinata dal puro e semplice orrore.....spingendolo a porsi domande,a riflettere,a rivalutare l'importanza di una tranquilla quotidianeità.....

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  2. In poche frasi hai concentrato l'essenza del romanzo.
    Dopo di questo ho letto "Memorie di un soldato bambino", di Ishmael Beah, bello e terribile, ma con atmosfere completamente diverse da quelle di Lilin, ed ora sto leggendo "Saigon e così sia", raccolta dei reportage della Fallaci dal Vietnam. Consigliati entrambi.

    Ciao e grazie
    Giovanni

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