5 marzo 2018

La fotografia mi ha permesso, e mi permette, di conoscere il mondo, soprattutto quella fetta di mondo - luoghi, persone, culture - che giornali e telegiornali disdegnano o neppure conoscono.
(Questo, per inciso, è anche il motivo per il quale penso che la fotografia sia la passione più bella che uno si possa regalare.)


In questi giorni mi ha accompagnato nel Midwest statunitense con le immagini di Danny Wilcox Frazier: immagini che danno voce alle storie "minime" delle persone che vivono in queste ampie aree rurali; immagini che ci ricordano che gli Stati Uniti non sono solo le grandi città americane della costa est od ovest (tranello nei quali i corrispondenti dei nostri giornali e telegiornali cascano spesso).

Non mi hanno colpito solo le foto, ma anche le sue parole; un bel mix che mi fa piacere condividere.
Primo video, praticamente all'inizio (43° secondo):
la verità è che quasi tutte le persone che ho conosciuto desiderano condividere la loro storia, vogliono raccontare, desiderano essere riconosciuti, sapere che la loro esistenza ha un senso


E poi, proprio all'inizio del secondo video (dal 22° secondo):
Non condivido l'idea che un fotografo possa, se lo vuole, diventare una "mosca sul muro". Per me la fotografia non è questo. La fotografia nasce dalle relazioni e dalle emozioni che io sento che e i miei soggetti sentono


Pensavo di non avere conclusioni, e invece mi accorgo che una conclusione, per questo strano post, la ho:
l'attività dei fotografi - e non penso solamente ai fotoreporter - ci permette di avere uno sguardo aperto e curioso sulle persone, sulle diverse culture, sui fatti del mondo. Spendiamo centinaia di euro l'anno in obiettivi o fotocamere per la nostra splendida passione; forse potremmo fare qualcosa di più, investendo ogni anno qualche decina di euro in un libro che permetta ad un fotografo di proseguire il suo lavoro.
Che ne pensi?

Buona settimana
Giovanni B.

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