15 settembre 2017

Bella "lezione" di Joel Meyerowitz su come costruire una immagine, utile anche per leggere più approfonditamente le sue fotografie.

Joel Meyerowitz, Parigi, 1967

I punti importanti sono, a mio parere, due:
  • il significato o il potenziale della tua fotografia è determinato sia da quello che includi nel fotogramma, sia da quello che escludi;
  • l'inquadratura fotografica mette in relazione soggetti che, nella realtà, non sarebbero correlati in alcun modo.

Dopo il video trovi la traduzione del testo dall'inglese.


Nel tradurre, ho cercato di privilegiare la scorrevolezza del testo, rispetto alla letteralità. Se hai suggerimenti per esprimere meglio alcuni passaggi, ben vengano!
Una delle prime cose che ogni fotografo impara non appena prende tra le mani la fotocamera è che c'è una cornice; è una cornice fissa, e per la maggior parte delle persone è quella di una 35 millimetri, uguale per tutti.
Come puoi, quindi, differenziare il tuo lavoro diverso da quello degli altri fotografi?
Tutto dipende da quello che decidi di inserire nel tuo riquadro e da dove decidi di tagliare tutto il resto della scena, che ti avvolge come una ragnatela a 360 gradi.
Sin dall'inizio ho intuito la forza di questa scelta: quando guardi nel mirino, il mondo continua al di fuori di quello che inquadri, quindi il significato o il potenziale della tua fotografia è determinato sia da quello che includi nel fotogramma, sia da quello che escludi.
Ma devi sempre tenere in mente che c'è un sacco di roba al di fuori dell'inquadratura, e l'influenza che questa può avere sulle cose inquadrate.
Una delle cose che rende le Leica così speciali è che la Leica ha il mirino qui (indica l'angolo) e non qui (indica il centro); quindi quando porti la fotocamera al viso, la reflex ti taglia fuori dal mondo, ma quando usi una telemetro con il tuo occhio destro vedi tutto quello che avviene nel mirino, mentre con il sinistro puoi continuare a vedere cosa accade al di fuori dell'inquadratura.
E' uno strumento più raffinato di una reflex che, di fatto, ti rende cieco, monocolo.
Non c'è dubbio che una fotocamera è monocola, per questo è così bi-dimensionale, ma noi abbiamo due occhi e così, capire che il mondo prosegue anche al di fuori del mirino e che questo si può sfruttare come un contenuto potente, anche se invisibile, permette di lasciare alcune cose ambigue, non dette, ma che esercitano un'influenza sulle cose inquadrate.
Capire questo, e il potere dell'inquadratura, che mette insieme cose disparate, non correlate tra di loro; questo tizio, che si sta facendo i fatti suoi, e questa donna, a spasso con il suo barboncino, e che non hanno consapevolezza l'uno dell'altro, di colpo sono messi in relazione dalla tua inquadratura.
Joel Meyerowitz, Parigi 1967

E lo dico pubblicamente, perché quando penso alle mie fotografie, capisco che il mio interesse non è stato quello di identificare una singola cosa, ma di fotografare le relazioni tra le cose; la relazione insospettabile, la relazione tacita, la relazione incombente, ci sono tutte queste variabili se si sceglie di guardare in questo modo.
Se si sceglie come soggetto la singola cosa, non puoi sbagliare, ma otterrai solo copie di un oggetti.
Io non volevo copie di oggetti; volevo far vibrare le effimere connessioni tra cose non correlate e se le mie immagini funzionano, suggeriscono queste tenui relazioni, ed è questa fragilità che le rende così umane e, credo, "romantiche", perché è una forma di umanesimo che dice che siamo tutti parte di questo insieme.
Io non sono un selettore di oggetti e ci sono molti fotografi, molto qui (mostra i libri di fotografia al suo fianco) e sono anche grandi fotografi che lavorano solo sulla realtà oggettiva della scena inquadrata; collezionano oggetti, e io non penso a me stesso come ad un collezionista. Penso che sia uno degli aspetti che mi differenzia dagli altri fotografi, e non è una valutazione o un giudizio, è solo una definizione della mia identità.
A me interessa il potenziale delle relazioni tra cose, come tra due magneti.
Se ti è stato utile, fammi una cortesia: condividilo!
Grazie
Giovanni B.

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