15 novembre 2014

La via di terra battuta è umida della notte. Il bosco di un verde che quasi abbaglia. Manca poco alla meta. Continuo a camminare fissando il sole tra le foglie. In alcuni punti le rocce ricoperte di muschio sembrano rimandare aliti di vento freddo. Quello che sento è solo il rumore delle mie suole e il frusciare del mio mantello.


Cartello di Monterano antica

Se avessi attraversato questa strada di notte forse non ce l’avrei fatta. Ogni angolo, ogni anfratto può essere un buon nascondiglio per briganti e malintenzionati, soprattutto le tombe etrusche, buchi oscuri nella costa di tufo. Un brivido di paura mi attraversa e d’istinto mi tocco la borsa di cuoio allacciata salda alla mia vita con le poche monete d’oro che mi serviranno per dormire. Accelero il passo. Ho voglia di arrivare in città e sentirmi al sicuro, cercami un giaciglio e buttare giù nella pancia una scodella di minestra calda di fagioli. Le prime guglie s’avvistano quando penso di aver sbagliato strada.

L'acquedotto di Monterano tra le piante del bosco

Dal basso costeggio l’acquedotto imponente e cupo e poi le mura. Ma le vie d’accesso mi sembrano poco invitanti: scale strette e inerpicate o viottoli bui chiusi dalla vegetazione. Procedo dritto in cerca della piazza. Sono le allegre grida di bambini a guidarmi. Manca poco. Solo una salita. E finalmente dietro una grande quercia la fontana ottagonale e la chiesa di San Bonaventura dalla pietra bianca e luminosa. Che spettacolo! Mi stringo nel mantello ad ammirarne l’architettura.

La Chiesa di San Bonaventura, a Monterano, con la fontana

“GOOOL” è un grido acuto che mi stordisce. Bambini sudati e scalmanati giocano a calcio sul prato davanti al sagrato ed io SBAAM mi risveglio di botto dal mio sogno medievale: ho creduto di essere un cavaliere in missione, un viandante in cerca di una vecchia locanda. Ma non è così.

La magia della riserva di Monterano è anche questa: ti cala in un mondo lontano secoli e secoli e questo anche se quello che incontri sono solo le scarne vestigia di una città dal passato glorioso.

La Fontana del Leone del Bernini a Monterano

Un convento diroccato, un vecchio palazzo vescovile senza tetto, una fontana del Bernini - sì, avete letto bene, del Bernini con un leone di pietra consunta dall’espressione accogliente - e poi una botteguccia dove sono rimaste tre pareti e persino una cappella (lo si capisce dalla pianta a forma di croce greca), insomma un paese completamente abbandonato, tutto immerso nel verde.

La Cappella del Castello di Monterano

Ma, anche se tutto è immerso nel verde, non c’è erbaccia che infesti le pareti diroccate, se non per renderle ancora più romantiche.

Rovine dell'antico borgo di Monterano

Vi consiglio di portarvi qualcosa da mangiare e fermarvi all’ombra di questo borgo a respirarne l’atmosfera, a godere del silenzio (salvo bambini ululanti per il pallone) e a gustarne una storia che non c’è più. Vi ritroverete a chiedervi quando è potuto succedere che qualcosa di così bello si sia smarrito tra i rovi come il castello della bella addormentata.

L'acquedotto di Monterano


Come si arriva - Monterano è a nord di Roma, poco distante dal lago di Bracciano. Seguire le indicazioni per Manziana, Canale Monterano, quindi per Monterano antica. Lasciata l'auto al parcheggio, si prosegue a piedi lungo un ampio sentiero per 500 metri circa.
Nei dintorni - una cinquantina di metri prima di arrivare a Monterano antica, una freccia sulla sinistra indica il sentiero per la cascata Diosilla.


Testo: Enza Emira Festa
Foto: Giovanni B.

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