3 novembre 2014

A volte non cedere agli occhi, e lasciarsi guidare dal naso e dalle orecchie, può trasformarsi in un’avventura entusiasmante. E’ quello che ci è capitato alla cascata della Diosilla. Buttiamo uno sguardo distratto sul cartello di legno un po’ scolorito: la freccia indica il viottolo pieno di ghiaino come la via per la cascata. Tutt’intorno erbacce e vegetazione cresciuta alla rifusa.
Un quadro non particolarmente invitante.
Restiamo in dubbio a fissare l’indicazione, scendere o no? Ci sono con noi i bambini e arrivare chissà dove per risalire tra mille lamenti, non ci arride affatto.

Cascata della Diosilla, greto del torrente

Temporeggiamo guardando desolatamente le erbacce. Poi, in una pausa di silenzio della figliolanza, arriva il gorgoglio dell’acqua. E’ un suono mite che fa allegria. Un’attrazione irresistibile che ci aiuta a vincere l’incertezza prodotta dagli occhi. Ci incamminiamo.

Un tornante, un altro, gradini che poi sono gradoni di pietra, prima larghi poi stretti tra le rocce. E scendi ancora fino a che un freddo acquoso ti trapassa. Di fronte due pareti alte e ricoperte di muschio, in mezzo un piccolo canyon di muschio verde e pietra lavica umida: sembra la via per mondi pieni di elfi, nani e cavalieri.
Indugiamo qualche secondo. Affascinati. Fino a quando un filo di vento si infila nelle nostre narici; viene da giù, dalle cascate, e ha tutto il sapore dello zolfo, giallo acre zolfo.

Cascata della Diosilla, panorama

Allora la discesa si fa più rapida. Vogliamo vedere, capire, farci sorprendere da queste cascate. Oltre le erbacce, dietro gli arbusti, una piana dalle polveri grigie, dai sassi gialli, dal fango che sembra cemento liquido.

Cascata della Diosilla, greto del torrente

E poi un odore di zolfo dappertutto, come se si fosse su un altro pianeta. Più in là, oltre lo sguardo, gorgoglia qualcosa.
Ci avviciniamo, attenti a non sprofondare nel fango lunare: è una polla d’acqua sulfurea. Grande e ribollente. Sorprendentemente fredda e puzzolente. E’ così perfetta da sembrare finta, una conduttura rotta, un tubo messo lì da un architetto matto.

Cascata della Diosilla, la zolfatara

Poi ci giriamo e, finalmente, l’acqua. Piccole cascatelle tra massi ocra e muschi verdeggianti. Acqua odorosa che scivola brulicando allegramente fino al letto ferroso di un torrentello a valle. Acqua che da gialla si fa rosso ruggine. Scorre ora davanti ad una parete rocciosa liscia e così alta da coprire il sole.

Cascata della Diosilla, il torrente con l'acqua rossa

Scorre, mi sembra, come lo Stige che separa il mondo dei vivi da quello dei morti. Deve essere per questo che su, lungo la parete, ci sono così tanti archi di ingresso di ipogei etruschi. Luoghi dove, secoli fa, si dava sepoltura ai propri cari. Tutt’intorno un’atmosfera surreale che ti rimanda l’idea del passaggio ad una realtà altra, anime migranti che lasciano corpi terreni verso un’avventura eterna.

Cascata della Diosilla, i sassi con lo zolfo

Per fortuna la vitalità dei bambini e le loro risate mi rapisce da pensieri cupi e mi riporta alla giocosità di un territorio inusitato dove ti trasformi, per forza di cose, in esploratore tra i massi, sotto le querce, in mezzo alle canne e, perché no, guadando l’acqua saltando di pietra in pietra.


PS: al rientro i bambini erano così galvanizzati che non hanno fatto un lamento per risalire su fino in cima al sentiero.

Cascata della Diosilla, ciuffo di erbe selvatiche

Come si arriva - La Cascata della Diosilla è a nord di Roma. Seguire le indicazioni per Canale Monterano, quindi per Monterano antica. Lasciata l'auto al parcheggio, si prosegue a piedi per Monterano Antica; una cinquantina di metri prima dell'acquedotto, una freccia sulla sinistra indica il sentiero per la cascata.

Aggiornamento: qui trovate altre foto di questa zona magica, scattate in primavera.


Testo: Enza Emira Festa
Foto: Giovanni B.

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