26 settembre 2016

La street photography ha un fascino incredibile: forse perché annovera tra le sue fila (a tempo pieno o parziale) molti dei grandi della fotografia; forse perché l'uomo è di per se un soggetto affascinante; o forse perché crediamo possa svelarci "il punto morto del mondo / l'anello che non tiene / il filo da disbrogliare che finalmente ci metta nel mezzo di una verità" (Montale, I limoni).

Fotografia di strada di Nico Chiapperini
© Nico Chiapperini

Per questo motivo ho deciso di chiedere a Nico Chiapperini qualche consiglio per chi vuole dedicarsi alla street photography.
Per chi non lo conoscesse, Nico è uno street photographer italiano adottato dall'Olanda, uno dei cinque selezionati da Samsung - in tutto il mondo - per il suo evento live "Shot WoW and Share Now" (gli altri sono Eric Kim dagli Stati Uniti, JB Maher dall'Irlanda, Jens Mollenvanger dal Belgio e Jesse Kraal dall'Olanda).

D: Ciao Nico. Come prima cosa, grazie per la tua disponibilità. Parto subito con la prima domanda: perché hai scelto come tuo focus principale la street photography?
R: Non è stata proprio una scelta, direi invece più un bisogno, una necessità di registrare delle immagini particolari. Non saprei definire bene cosa sia la street photography, nel farlo ho sempre paura di limitarla, perché è un genere molto ampio, che sconfina, ispira e sottrae ad altri generi. Io la amo perché sono molto attratto da soggetti, oggetti e luoghi sconosciuti, in una particolare relazione tra di loro, spesso per puro caso.
Le configurazioni possibili sono, oserei dire, quasi infinite; di conseguenza non mi stufo mai e rimango sempre meravigliato. La street photography è il mio posto in prima fila per ammirare gli spettacoli che la realtà ci dona quotidianamente.

Fotografia di strada di Nico Chiapperini
© Nico Chiapperini

D: Cosa diresti ad un appassionato che desidera dedicarsi alla street photography?
R: Sii curioso, meravigliati e soprattutto divertiti. Tutto il resto si impara, in primis la tecnica. Ma la curiosità va coltivata e purtroppo è una qualità innata: se non ce l'hai, non c'è niente da fare. La buona notizia è che gran parte di noi, almeno nella mia esperienza, ce l'ha; ma nella maggior parte dei casi la si lascia dormire, mentre andrebbe svegliata.

D: La street photography è, a mio parere, la capacità di cogliere l'immagine speciale nel quotidiano. Come tieni allenato il tuo occhio e la tua mente?
R: Scattando foto ogni giorno, senza necessariamente avere la macchina fotografica. È un metodo di allenamento comodissimo ed è un sistema per crearsi un archivio mentale di immagini, che prima o poi torneranno utili. Poi guardare i libri fotografici; di qualsiasi genere, mi raccomando. E leggere tanti libri, sulla fotografia oppure su altro, magari su discipline apparentemente lontane o che non c'entrano molto con la fotografia.
Le migliori lezioni sulla composizione di un'immagine le ho apprese da un libro sul design grafico.
Dopo aver letto un libro di sociologia ho cominciato a riconoscere espressioni interessanti sui volti delle persone.
Infine cercare anche luoghi in cui sia possibile trovare ispirazione: ho imparato a riconosce la buona luce ammirando i quadri dei musei di mezza Europa. Bisogna accumulare esperienze ovunque, poi in qualche modo la mente col tempo ci lavora su e le collega.

D: Il tuo approccio alla street photography non è sicuramente invasivo come quello di Bruce Gilden. Ma, ugualmente, ti trovi a fotografare per strada delle persone a te estranee. Questo per molti è un problema: tu come lo superi, o come lo hai superato (se mai l'hai avuto)?
R: È un problema che non ho mai avuto perché, in genere, cerco di diventare invisibile, stando immobile oppure continuando a muovermi in modo naturale e per niente invasivo. Altre volte faccio finta di fare foto a un muro (o le faccio davvero, perché no), oppure a una macchia o un riflesso per terra: all'inizio la gente ti guarda curiosa, ma poi perde in fretta interesse, non ti vede più, diventi un fantasma e fai quello che vuoi (credo che in diverse occasioni mi abbiano preso per matto...).
Fare foto ad estranei è comunque anche un ottimo modo per farsi nuovi amici. Ricordo qualche anno fa quando fotografai una bimba a Den Bosch, mentre saltava a tempo di musica. Mostrai dopo pochi minuti la foto al padre, che non si era manco accorto di quello che era successo: ne fu subito entusiasta. Successivamente incontrai la madre, una scultrice, per consegnarle una stampa in grande formato: aveva le lacrime agli occhi, fu una gioia immensa. Mi disse che sarebbe stato il più bel regalo di Natale per sua figlia e che la foto sarebbe diventata molto importante per loro.
A volte dimentico che la fotografia è prima di tutto uno strumento della memoria.

Fotografia di strada di Nico Chiapperini
© Nico Chiapperini

D: Che attrezzatura usi e quanto conta l'attrezzatura nella street photography?
R: Uso principalmente una compatta digitale, ma possiedo anche una reflex full-frame. Non ho particolari preferenze. Mi è capitato di chiedere insistentemente (quasi rubare) la macchina fotografica a un amico, sapendo a malapena come si accendesse, perché non avevo la mia e davanti ai miei occhi si era formata un'immagine notevole: scattai soddisfatto, pretendendo il file la sera stessa... Era davvero ed è tuttora un caro amico. Tornando alla domanda, personalmente non credo che l'attrezzatura conti molto, ma deve essere adatta al proprio stile e deve farti sentire a proprio agio.
Il fotografo che hai menzionato prima, Bruce Gilden, non me lo vedo a fotografare con una compatta: ha bisogno di una macchina fotografica più vistosa e di un grande flash per poter ottenere quel genere di immagini con le quali ha ottenuto tanto successo (immagini che trovo affascinanti, ma che non saprei scattare, per carattere e per diverso stile).

D: In generale è sempre più comune l'uso degli smartphone per scattare fotografie. E c'è anche chi considera i propri smartphone molto seriamente. Tu che ne pensi? Usi (o hai provato ad usare) uno smartphone per le tue fotografie?
R: Si, uso regolarmente uno smartphone come taccuino per prendere appunti fotografici, perché è molto comodo, è sempre con me e pesa pochissimo. Oggi la qualità delle immagini che si possono ottenere con un telefono è decisamente buona, se ci si limita alla condivisione sui social network oppure alla stampa in piccole dimensioni.


D: Fotografi (o, in generale) artisti che ti hanno ispirato e/o ti ispirano nei tuoi lavori di street photography?
R: Ce ne sono molti, moltissimi, non tutti street photographers, o per lo meno non solo. Ne posso citare alcuni per il bianco e nero: Walker Evans, Eve Arnold, Mario Giacomelli, Robert Doisneau, Martine Franck, anche Elliott Erwitt e sicuramente Richard Kalvar.
Per i colori Constantine Manos, Alex Webb, Gueorgui Pinkhassov e il grandissimo Saul Leiter.
E, per finire, adoro Ferdinando Scianna. Nel suo libro autobiografico ha scritto che gli piace toreare con il caso quando scatta le fotografie, anche su lavori commissionati: penso sia una frase bellissima, che si addice molto alla mia concezione della fotografia.

Fotografia di strada di Nico Chiapperini
© Nico Chiapperini

D: Torniamo a te. Sei stato scelto da Samsung come uno dei 5 protagonisti dell'evento live "Shot WoW and Share Now": cosa hai imparato da questa esperienza?
R: Ho avuto la conferma che certe "costrizioni" sono più che salutari per la creatività e che avere un po' di paura ti fa dare il meglio. Mi spiego. Quando mi hanno contatto per spiegarmi l'iniziativa, mi sono spaventato molto. Mi chiesero se fossi disposto a girare per Amsterdam per due giorni, con una fotocamera Samsung NX 20, per condividere ogni ora almeno una foto, tramite connessione wifi su una tv di grandi dimensioni in uno degli edifici più famosi e importanti nel centro di Amsterdam.
Accettai con una buona dose di incoscienza, perché in genere non lavoro subito sulle foto che ho appena scattato, posso far passare mesi (a volte è capitato anni) prima di farlo.
Diciamo che ho bisogno di lunghe pause riflessive durante le quali le foto possono decantare. Invece durante l'evento Live ho fatto il contrario: insomma fare minimo venti foto interessanti in due giorni, considerando anche che avevo una videocamera in testa per far vedere al pubblico cosa vedevo e combinavo, diventando tutt'altro che invisibile, è stata tra le cose più difficili che abbia mai fatto in vita mia.
Però tutto questo mi ha "costretto" a dare il meglio e alla fine è andato tutto molto bene.

D: Le tue fotografie non sono facili, raramente (quasi mai) le puoi liquidare con uno sguardo. Le tue immagini si muovono su più piani, e l'occhio deve correre tra diversi elementi nella foto per ricostruire la storia. Onestamente, è una complessità "cercata" al momento dello scatto, o figlia del caso?
R: La fortuna a volte aiuta ovviamente, sarei uno sciocco a negarlo, ma la mia è una complessità ricercata in una situazione casuale. Una ricerca che conduco in modo istintivo e, spesso, in un tempo brevissimo. Molto raramente mi è chiaro fin da subito perché ho scattato quella scena in quel preciso momento. Lo capisco poi a distanza di tempo e a volte mai completamente.
Non cerco disperatamente risposte nelle foto che faccio, voglio piuttosto ingaggiare me stesso e chi le guarda con delle domande: più sono, meglio è.

Fotografia di strada di Nico Chiapperini
© Nico Chiapperini
(NB: presentando una sua fotografia, "Church Entrance", Nico scrive: "Questa è la magia delle foto che definisco difficili: difficili perché sono un ponte tra l’emotivo e il razionale, da attraversare con meraviglia in entrambe le direzioni, ripetutamente. E pazienza se non tutte possono diventare popolari, perché averle scattate, esserne l’autore, è già una grande gioia".)


D: Bianco nero o colore?
R: Entrambi. Per alcuni progetti meglio il bianco e nero, per altri il colore.

D: Secondo la tua esperienza, è utile fare una stampa delle proprie fotografie, e perché?
R: Stampare è molto utile se lo si fa in prima persona. Ho sprecato tantissima carta, inchiostro e tempo per avere le mie prime stampe soddisfacenti, ma facendo ciò ho imparato a riconoscere la luce. Per me la fotografia non è soltanto l'attimo in cui per magia tutto il disordine acquista ordine, forma e senso.
C'è un prima dello scatto molto importante, fatto di osservazione, attesa e speranza; e c'è un dopo che si conclude davvero, a mio avviso, con la stampa. Poter toccare con le mani un'immagine ti accarezza dentro.

D: Ultima domanda. Parliamo di successo: non sto parlando di soldi, ovviamente, ma del ben più gratificante fatto di veder riconosciuto a livello internazionale le proprie capacità. Una bella soddisfazione, credo, ma come ci si arriva?
R: Con molta pazienza, incassando le delusioni e imparando dagli errori, tenendo sempre a mente che la fotografia è un'attività umana ed è quindi popolata da persone di tutti i generi. Io ho incontrato ogni tanto quelle giuste, un po' perché mi sono dato molto da fare e un po' anche per fortuna.
La fortuna purtroppo gioca un ruolo fondamentale: le occasioni ci sono per quelli che si trovano nel posto giusto al momento giusto, non necessariamente per i più bravi. I lavori spesso li ottengono quelli che si sanno vendere meglio. I riconoscimenti arrivano a quelli che conoscono qualcuno del "gruppo" o fanno già parte di esso.
Per concludere, credo di averlo anticipato in una domanda precedente, il consiglio che mi sento di dare è uno solo: divertirsi, come un bambino. Bisogna proprio divertirsi, metterci tanta passione e amare la fotografia, perché credo sia la strada migliore: comunque vada, non sarà necessariamente un successo, ma ti renderà felice.

Fotografia di strada di Nico Chiapperini
© Nico Chiapperini

Grazie mille, Nico.
Ed ora chiudo con gli ultimi versi tratti da "I limoni", di Eugenio Montale, dedicata a tutti gli street photographer
Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase .
La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
il tedio dell'inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l'anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si scrosiano
le loro canzoni
le trombe d'oro della solarità. 
(Le fotografie sono pubblicate per gentile concessione dell'autore.)

Ciao
Giovanni B.

(P.S.: intervista pubblicata per la prima volta su rGBphotos il 20 dicembre 2012, alle 19.17)

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