27 luglio 2011

Il lago di Carezza è un piccolo lago alpino, coronato di abeti e sormontato dal maestoso gruppo montuoso del Latemar e, sulla sinistra, dal Catinaccio.
Da Vigo di Fassa si arriva seguendo le indicazioni per il passo di Costalunga; si varca il passo e si prosegue per un altra decina di chilometri. Quando vedete macchine e moto parcheggiate sul bordo della strada, siete arrivati.

Fotografia del lago di Carezza e, sullo sfondo, il Latemar

Purtroppo, a dispetto della bellezza del lago, il posto è esageratamente turistico: lasciata la macchina (o, se siete fortunati, la moto) nel parcheggio a pagamento, seguendo un sottopassaggio che ricorda un mix tra un centro commerciale ed una baita si arriva al lago, o meglio, ad una terrazza prospicente il lago e gremita di turisti armati di macchina fotografica.
E' poi possibile percorrere l'intero perimetro del lago su di un sentiero abbastanza attrezzato (ma portarsi un passeggino al seguito non è stata la nostra scelta più intelligente), ma non è consentito accedere alle sue rive.

Il nome del lago, in ladino, è "Lec de Ergobando" (o "arcoboàn"), cioè "lago dell'arcobaleno" e, ovviamente, c'è una leggenda che ci spiega il perchè:
"Racconta la leggenda che nel laghetto posto nella valle tra il Catinaccio/Rosengarten e il Latemar viveva una bellissima ondina che deliziava con il suo canto melodioso i viandanti che salivano al passo di Costalunga. Di lei si innamorò lo stregone del Latemar, che tentò inutilmente di rapirla, infatti non appena l'ondina lo scorgeva si rituffava nelle acque del lago. Lo stragone chiese allora consiglio alla strega del Rosengarten, che dopo avrlo deriso, gli suggerì di cambiare abito, di stendere il più bell'arcobaleno tra il Catinaccio e il Latemar e di recarsi al lago fingendosi un viandante commerciante in gioielli.
Lo stregone del Latemar così fece, stese il più bell'arcobaleno mai visto sino all'ora tra le due montagne e si recò al lago, ma dimenticò di travestirsi. Quando arrivò, l'ondina attirata dall'arcobaleno e dal luccichio dei monili era fuori dall'acqua incantata ad ammirare lo splendore di quello spettacolo, ma non appena scorse lo stregone, si rituffò nel lago e scomparve. Lo stregone si infuriò moltissimo e preso l'arcobaleno lo distrusse in mille pezzi e lo gettò nel lago. Ancora oggi nelle acque di Carezza puoi ritrovare tutti i colori dell'iride, dall'azzurro al verde, dal rosso all'indaco, dal giallo all'oro. " Fonte: Enrosadira
Fatta questa presentazione, ecco qualche indicazione fotografica:
  • l'estensione e la profondità del lago di Carezza variano a seconda della stagione e delle condizioni meteorologiche: il livello più alto è raggiunto normalmente in tarda primavera con lo scioglimento delle nevi. Nei mesi successivi il livello dell'acqua cala, finché verso la fine di ottobre il lago raggiunge il livello dell'acqua più basso.
  • al mattino la differenza di luminosità tra il lago (in ombra) e le montagne sullo sfondo è elevatissima, superiore ai 4/5 stop. E' quindi necessario (secondo il mio personale ordine di preferenza) munirsi di un filtro neutro degradante, o attrezzarsi per una foto HDR, oppure attendere le prime ore del pomeriggio quando il sole, in verticale, illumina oltre al Latemar anche il lago;
  • "una valida alternativa, suggerisce Gino Rapallini, è quella di portarsi sul lato ovest del lago da dove si gode, dal pomeriggio inoltrato fin quasi al tramonto, il riflesso del Catinaccio nel lago".


Giovanni B.

2 commenti:

  1. Ciao Giovanni,
    una valida alternativa è quella di portarsi sul lato ovest del lago da dove si gode, dal pomeriggio inoltrato fin quasi al tramonto, il riflesso del Catinaccio nel lago.

    Gino Rapallini

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    1. Gino, grazie mille per l'indicazione. Provvedo ad aggiornare il post.

      Ciao
      Giovanni

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