Daido Moriyama e Shomei Tomatsu al MAXXI di Roma

Entrare al MAXXI, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo… e ritrovarsi a Tokyo, tra abbaglianti luci al neon e vicoli oscuri; tra il rumore assordante del traffico e strade silenziose; tra il caos e la frenesia della società contemporanea e momenti di sosta e intimità; tra tradizioni millenarie e proiezioni futuristiche; tra poesia e violenza in cui l’arte si fa vita e la vita si fa arte. È la mostra TOKYO REVISITED. Daido Moriyama e Shomei Tomatsu, a cura di Hou Hanru ed Elena Motisi, al MAXXI di Roma dal 14 aprile al 16 ottobre 2022.

Daido Moriyama. Japan a photo theater (1968). © Daido Moriyama Photo Foundation. Courtesy Akio Nagasawa Gallery

La mostra è una full immersion nella Tokyo dal dopoguerra ai nostri giorni attraverso centinaia di scatti di due tra i principali protagonisti della fotografia giapponese e tra i più influenti della scena internazionale: Daido Moriyama (Osaka, 1938) e il suo maestro Shomei Tomatsu, scomparso 10 anni fa (Nagoya, 1930 – Naha, 2012).

Come cani randagi - per citare il titolo di una famosa opera di Moriyama, Misawa (Stray dog, 1971), da lui stesso identificata come il proprio ritratto - che percorrono la città guardandosi attorno come nomadi, i due artisti scattano foto a tutti coloro che si muovono davanti ai loro occhi, senza cercare la bellezza ma esplorando e mostrando ogni angolo di Tokyo: Tomatsu con un sguardo più attento a temi sociali e politici; Moriyama, con il suo scatto “grainy, blurry and ufocused” (sgranato, offuscato e fuori fuoco), si immerge con entusiasmo nello spettacolo assurdo e travolgente della società del consumo.

Sicuramente, le istantanee di Tomatsu e di Moriyama... sono istantanee nel vero senso della parola. Profondamente radicate nella realtà di Tokyo dal dopoguerra a oggi, sono caotiche e incontrollabili, trasgrediscono consapevolmente e inconsapevolmente l'ordine sociale prestabilito, enfatizzando l'accumulo, la densità, la sovrapposizione delle "cose": esseri umani, animali, piante, oggetti, scene, catturati sempre in situazioni spontanee. (Hou Hanru)

Entrambi accomunati dal trattare la fotografia più come modo di vita che non come genere artistico. Ed entrambi straordinari esponenti di quello stile fotografico nato e radicato esclusivamente nel contesto urbano di Tokyo, che spicca nel panorama artistico globale come una delle più originali, dinamiche e poetiche espressioni d’arte.

Come dice Daido Moriyama in un’intervista realizzata dai curatori e pubblicata nel catalogo della mostra:

Qualsiasi cosa io guardi mi sembra interessante, qualsiasi cosa io veda mi stimola. Essere stimolato mi spinge a premere il pulsante dell’otturatore, e da questo gesto nascono ulteriori fotografie. Ogni scatto porta a un altro, che a sua volta conduce direttamente al successivo. Credo sia questa reazione a catena che mi spinge ad andare avanti e che mi prepara a ogni scatto.

Moriyama non è un fotografo di reportage, che registra la vita in modo oggettivo in nome della memoria collettiva, preferisce cercare un significato personale dell’esistenza attraverso la fotografia, e lo fa con una tecnica unica che si sofferma su aspetti quotidiani della vita urbana, spesso inosservati, o su elementi inopportuni (angoli di strada, vetrine di negozi, uomini, donne, animali, piante, cartelli stradali, persino spazzatura) che vengono trasmessi sotto forma di fasci di luce e ombra, dal contrasto esagerato ma di una fluidità inarrestabile.

L’avventura a Tokyo è scandita da oltre 500 immagini, di cui la maggior parte sono opere originali stampate in Giappone (370), presentate insieme a un caleidoscopio di stampe che formano giganteschi wallpaper per una superficie di oltre 600 mq. Le fotografie di Moriyama, esposte su pareti gialle, si alternano a quelle di Tomatsu, su uno sfondo celeste. Il visitatore è invitato a esplorare la città, a lasciarsi trasportare, a perdersi in una galassia di immagini, suoni, colori e proiezioni.

La mostra affronta i principali temi esplorati dai due maestri, tra cui:

  • il vagare come stile di vita dei fotografi urbani;
  • la città come luogo per la performance umana, in un vorticoso continuo ed eccitante mutamento tra luci al neon, colori e rumori (Actor Shimizu Isamu, 1968 );
  • le infrastrutture come elemento di modificazione del tessuto urbano (Platform,1977 );
  • il quartiere del divertimento Shinjuku, un labirinto vicoli bui e bar con luci fioche dove scattano straordinarie istantanee di dettagli pungenti, riflesso di stili di vita ribelli e segni di resistenza;
  • il mondo dell’arte e dello spettacolo con influenze dalla Beat Generation a William Klein e Andy Warhol (ACCIDENT,1969);
  • l’interiorità, che nella serie Pantomime del 1964, specchio di una vicenda personale dell’artista, viene espressa fotografando dei feti;
  • l’intimità e l’eros (Blood and Roses, 1969);
  • il ruolo dell’autoritratto;
  • l’editoria e i photobooks, che in Giappone hanno un lunga tradizione e sono presentati in mostra in un’area dedicata che contiene anche tutti i numeri della rivista Record in libera consultazione;
  • l’impatto del digitale e del colore nelle loro visioni (Pretty Woman, 2017).

L’unica costante in questa narrazione è Tokyo. E, proprio come nella vita reale nella città, le tematiche si intersecano tra loro, si sovrappongono e sono interconnesse, a formare un racconto realistico, eppure profondo e poetico, della condizione umana.

La Tokyo di Moriyama e Tomatsu è affascinante e cosmopolita, ricca di energia e di conflitti, antica e ipertecnologica. Proprio come Roma, anche Tokyo è sospesa tra l’eterna negoziazione tra le sue rovine storiche e proiezioni futuristiche.


Daido Moriyama e Shomei Tomatsu, TOKYO REVISITED, a cura di Hou Hanru, Elena Motisi
Dal 14 aprile 2022 al 16 ottobre 2022
Maxxi, Via Guido Reni, 4a, Roma

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