Nomadland, romanzo distopico al tempo presente

Molto più coinvolgente del film, molto più interessante del film, molto più duro del film, molto più drammatico del film.


Nomadland è un romanzo distopico (ho appreso questo nuovo termine da pochissimo) al tempo presente.

Una distopìa, o anche anti-utopia, contro-utopia, utopia negativa o cacotopia, è una descrizione o rappresentazione di una realtà immaginaria del futuro, ma prevedibile sulla base di tendenze del presente percepite come altamente negative, in cui viene presagita un'esperienza di vita indesiderabile o spaventosa (Wikipedia)

Nomadland, racconto d'inchiesta di Jessica Bruder, ci immerge nella vita di un ceto medio che, arrivato alla pensione, scopre amaramente di non potersi più permettere di pagare l'affitto, o il mutuo, e di mangiare, e di curarsi. Deve scegliere: o mangi, o ti curi, o paghi l'affitto/mutuo. E quest'ultima è la voce che un gruppo sempre più crescente di nuovi nomadi ha deciso di tagliare, rinunciando ad un'abitazione fissa e scegliendo di vivere in camper, furgoni riadattati, autovetture. Ma questi nomadi sono anche, per loro necessità, la nuova forza lavoro con la quale le aziende soddisfano il loro bisogno di lavoro temporaneo: custodi di camping, magazzinieri da Amazon sotto Natale, raccoglitori di ortaggi. La nuova forza lavoro, a 60, 70, 80 anni. Piccola divagazione: mi ha sconcertato ritrovare in questo romanzo le esatte frasi lette in "realismo capitalista", scritto da Mark Fischer una decina di anni prima. 

Una distopìa, riprendo le parole di Wikipedia, è una descrizione o rappresentazione di una realtà immaginaria del futuro, ma prevedibile sulla base di tendenze del presente percepite come altamente negative, in cui viene presagita un'esperienza di vita indesiderabile o spaventosa. La realtà descritta da Nomadland non è immaginaria ma reale, e non è futura ma attuale.

Terrificante? Senza dubbio.


Ciao
Giovanni B.

PS: anche se avete visto l'omonimo film di Chloé Zhao, il romanzo è tutta un'altra cosa

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