17 marzo 2017

3/17/2017
La storia di Vivian Maier mi affascina: si sviluppa nel secolo scorso ma, come un fiume carsico, viene alla luce solo agli inizi del nuovo millennio, con un vigore prepotente.
E' una storia dove si mescolano fortuna e caparbietà. Ma, per quello che mi riguarda, è una storia che mi ricorda alcune cose, che hanno a che fare con la fotografia e con la vita in generale.

Ritratto di donna per la strada, di Vivian Maier
Vivian Maier, New York | Maloof Collection

E' l'evidenza di una passione che non ha mai consociuto la fama, se non postuma e per un caso fortuito. E stride con l'ansia di successo attuale, che prescinde spesso dalla passione e dal talento.
Ed è anche l'evidenza di quello che può essere il ruolo della fotografia, con la sua capacità di raccontare fatti e persone lontane nel tempo, o nello spazio. O nel tempo e nello spazio.
Così come è l'evidenza che, volenti o nolenti,  quando fotografiamo non scattiamo solo per noi stessi. Ogni istante che fissiamo su pellicola o in una scheda di memoria è un documento (bello o brutto, interessante o anonimo) che doniamo al futuro.
Quantomeno, ai nostri figli.

Da qualsiasi punto di vista la si guardi, quindi, la storia fotografica di Vivian Maier è stimolante. Il che spiega e giustifica le due mostre fotografiche che Roma le dedica, e che solo in parte si sovrappongono.

La prima mostra è ospitata da 10b Photography (Via San Lorenzo da Brindisi 10b, Roma) ed è stata prorogata fino al 5 aprile: "Vivian Maier, Where streets have no name" espone più di 30 stampe ai sali d'argento della fotografa statunitense.

La seconda mostra la ospita il Museo di Roma in Trastevere (piazza S. Egidio 1/b, Roma): dal 17 marzo al 18 giugno, "Vivian Maier. Una fotografa ritrovata", espone 120 fotografie in bianco e nero realizzate da Vivian Maier tra gli anni Cinquanta e Sessanta insieme a una selezione di immagini a colori scattate negli anni Settanta, oltre ad alcuni filmati in super 8.

A Vivian Maier, alla sua storia ed alle suo fotografie è stato dedicato più di un libro. Io mi sono annotato "Vivian Maier. Una fotografa ritrovata", edizione Contrasto. Costa un po', ma tutti i soldi spesi in libri sono sempre soldi ben spesi. Anzi, ben investiti.

Ciao
Giovanni B.

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