7 agosto 2017

8/07/2017
Il Cortona On The Move è il mio appuntamento fisso di settembre: una giornata perfetta fatta di cibo toscano, passeggiate (perchè le sedi espositive sono molte) in un affascinante centro storico e mostre, tantissime mostre di fotografia.

Il tema centrale rimane, inevitabilmente, il consueto on the move, che già negli scorsi anni aveva abbandonato il legame stretto con l'idea di movimento fisico e di documentazione fotografica dei luoghi e, quest'anno, si declina anche nella ricerca sull'innovazione del linguaggio fotografico.

Le mostre saranno aperte fino al 1 ottobre, in diverse sedi espositive (tutte esteticamente molto suggestive) nel centro storico di Cortona. Ecco quelle in programma quest'anno:

© Justyna Mielnikiewicz

Donna Ferrato | AMERICAN WOMAN: 40 YEARS (1970s-2010s). Un viaggio durato quattro decenni: quello della donna americana e di Donna Ferrato, nella sua vita e nella sua carriera. American Woman raccoglie per la prima volta all’interno di una mostra le sue fotografie tratte dagli archivi personali, di violenza domestica e discambismo (swingers)della Ferrato.

Pete Souza | OBAMA: AN INTIMATE PORTRAIT. Pete Souza ha vissuto con il presidente statunitense Barack Obama, di cui è stato il fotografo ufficiale, dalle 10 alle 12 ore al giorno per cinque - o più - giorni alla settimana, per tutti gli otto anni del suo mandato, scattando oltre due milioni di fotografie. La mostra propone una selezione di queste immagini, che ci offrono una visione personale sia dell’uomo Obama che del suo ruolo fondamentale nella politica internazionale.

Donald Weber | WAR SAND -JUNE 6, 1944: D-Day. War Sand è una raccolta visionaria di immagini, testi e dati scientifici. Donald Weber scandaglia le spiagge del D-Day utilizzando le ultime tecniche dell’analisi forense. I reperti del D-Day raccolti comprendono strumenti di spionaggio della Seconda Guerra Mondiale, vecchi film di Hollywood, diorami, telecamere montate su droni, diari personali post-bellici e malinconici paesaggi marini. Rivelano il desiderio della nostra civiltà della vittoria finale sulla morte.

Matt Black | THE GEOGRAPHY OF POVERTY. Tra il 2014 e il 2017, Matt Black ha percorso più di 80 mila chilometri e 46 Stati americani per fotografare le comunità con tassi di povertà superiori al 20%. Oltre 43 milioni di persone negli Stati Uniti hanno un reddito massimo pro capite di 10.700 euro e rientrano nella fascia di povertà. Parallelamente, il reddito dell'1% della popolazione più agiata è più che raddoppiato dal 1970 ad oggi. Quello dei più ricchi, l’élite vera e propria (lo 0,1% della popolazione) è triplicato.

Justyna Mielnikiewicz | THE MEANING OF A NATION -RUSSIA AND ITS NEIGHBOURS: GEORGIA AND UKRAINE. Il 26 dicembre 2016 è stato il 25° anniversario del crollo dell'URSS, quando quindici repubbliche sovietiche divennero indipendenti. Da allora le élite politiche di ciascuno di questi nuovi Paesi hanno provato a costruire degli Stati sovrani. Alcuni sono rimasti nella sfera di influenza della Russia mentre altri, come la Georgia e l'Ucraina, hanno cercato di staccarsi per diventare parte dell'Europa occidentale. Il lavoro di Justyna Mielnikiewicz è uno sguardo approfondito su questi Paesi.

Adam Ferguson | THE AFGHANS. La guerra in Afghanistan è entrata nel suo diciassettesimo anno e le condizioni di vita per gli afghani sono più avverse che mai. I giovani afgani lasciano il Paese in cerca di una vita migliore. Amnesty International stima che più di 1,2 milioni di persone siano state evacuate a causa del conflitto. Nel 2016 Adam Ferguson ha percorso le strade di Kabul scattando ritratti delle persone con un flash, per cercare di raffigurare una popolazione colta in uno stato di incertezza.

Luis Cobelo | ZURUMBÁTICO. Questo progetto è un omaggio personale a Cent'anni di solitudine, che nel 2017 compie 50 anni. È un viaggio attraverso tutti quei sentimenti e stati d'animo suggeriti dalla parola “zurumbático” che hanno accompagnato Cobelo nel Nord della Colombia, dove Gabriel García Márquez è nato e ha costruito la sua opera. È un lavoro ricco di fantasia, realtà e mistero.

Andrea Frazzetta | DANAKIL - LAND OF SALT AND FIRE. Situata nella parte settentrionale del Triangolo di Afar, la vasta depressione della Dancalia è l’anello di congiunzione di tre placche tettoniche in costante espansione tra Etiopia, Eritrea e Gibuti. Infinite distese di sale, laghi dai colori psichedelici e vulcani attivi: è allo stesso tempo il paradiso e l'inferno. Qui vivono gli Afar, un popolo nomade che sembra emerso dal nulla, le cui capanne costruite con fango e ramoscelli appaiono sulla vasta pianura come un miraggio. Occupano una delle terre più inospitali al mondo, il luogo abitato più caldo che ci sia, con pochissima vegetazione e temperature che possono raggiungere i 48 gradi.

Daniel Castro Garcia | FOREIGNER. Daniel Castro Garcia ha viaggiato in tutta Europa, visitando le aree di maggior affluenza dei rifugiati e dove l’immigrazione ha un’incidenza più forte: l'Italia, meta dei migranti dal Nord Africa; i Balcani e la Grecia, raggiunti tramite la Turchia dai profughi del Medio Oriente, e infine il campo dei migranti a Calais, detto “la giungla”, in Francia. I suoi ritratti raccontano le storie di persone incontrate nelle tre aree visitate. È l’approccio individuale e intimo alle storie dei migranti e dei rifugiati che rende il progetto così potente, senza l’elemento sensazionalista della copertura mediatica.

Klaus Pichler | GOLDEN DAYS BEFORE THEY END. Le fotografie esposte documentano ed esplorano quei bar e osterie di Vienna, in Austria, dove il tempo sembra essersi fermato. Sono gli ultimi “covi”, nei quali una generazione di bevitori al crepuscolo va a rifugiarsi.

Miyuki Okuyama | DEAR JAPANESE. Il progetto racconta dei figli nati da soldati giapponesi e donne indonesiane durante la guerra del Pacifico alla fine della Seconda guerra mondiale, che adesso vivono in Olanda. Molte di queste persone sono ancora alla ricerca dei loro padri biologici, e continuano a subire gli effetti psicologici di un'infanzia difficile per essere stati considerati un tabù e una vergogna per la famiglia.

Sandra Mehl | ILONA AND MADDELENA. Qualche anno fa Sandra Mehl incontra Ilona e Maddelena, due sorelle di 11 e 12 anni di Gély, un quartiere popolare di Montpellier. Dopo averle conosciute, inizia a fotografare la loro vita quotidiana. In maniera dolce e amara, racconta la loro vita e, attraverso la loro storia ci parla dell’adolescenza nelle classi operaie dei Paesi sviluppati.

TerjeAbusdal | SLASH & BURN . Finnskogen è un’estesa foresta lungo il confine tra Norvegia e Svezia, dove le famiglie contadine della Finlandia si stabilirono all’inizio del 1600. Gli immigrati, chiamati “ForestFinns”, provenivano principalmente dalla regione di Savolax, vicina a quella che ai tempi era la frontiera con la Russia. La loro conoscenza della natura si basava sulla tradizione sciamanica orientale, e venivano spesso associati ad atti di magia e mistero. Questo progetto fotografico ritrae queste credenze e al tempo stesso si chiede cosa significhi essere un ForestFinn oggi.

Antoine Bruy | OUTBACK MYTHOLOGIES: THE WHITE MAN'S HOLE. Il 9 febbraio del 1915 il New Colorado Gold Prospecting Syndicate avanzò le prime ipotesi sulla presenza di opale nei territori sperduti dell’Australia meridionale. La notizia si diffuse rapidamente e nella prima metà del 1916 i minatori si erano già trasferiti nella zona. Oggi l'enclave mineraria sembra essere stata colpita da una catastrofe; eppure alcuni dei suoi abitanti hanno deciso di vivere sottoterra, in solidificazioni artificiali chiamate dug-out. Si stima che in città ne siano state scavate dalle 750.000 ai 3 milioni.

Farshid Tighehsaz | FROM LABYRINTH. Essere giovani in Iran comporta una limitazione. Una limitazione in cui la religione influenza la politica, l'arte, la cultura, lo svago, l'economia, l'istruzione, l'abbigliamento, i discorsi, il comportamento, la femminilità, la mascolinità, le connessioni e la vita. Questo progetto analizza le paure e gli effetti generati in Iran dalla Rivoluzione Islamica e l'impatto di otto anni di guerra sulle generazioni successive.

Simone Donati | NON SOLO GOL. Il fotografo Simone Donati, del collettivo fiorentino TerraProject, ha immortalato il prezioso lavoro delle associazioni sportive e delle cooperative sociali del territorio cortonese che si occupano di anziani e persone svantaggiate. Non solo gol racconta questo mondo, fatto di impegno, solidarietà e tradizioni.

Jessica Backhaus | RINASCITA. La creazione dell’arboreto Tenuta Granducale di Montecchio è un intervento di tutela della biodiversità e di valorizzazione del territorio avviato dal gruppo Abocache, che affida alla fotografia d’autore la narrazione, nell’arco di cinque anni a partire da luglio 2017, della storia e dello sviluppo dell’arboreto.

Francesco Comello | L’ISOLA DELLA SALVEZZA. L’isola della salvezza è la comunità di Yaroslav, in Russia, fondata da un prete ortodosso sui principi del Vangelo e dei Santi. Una comunità di bisognosi, emarginati, ultimi, dove il tempo appare immobile e una dimensione ancestrale domina l’isola. “I valori supremi della comunità sono Dio e la patria. Un’utopia educativa fuori dal mondo ma immersa nella storia, dove l’impegno di tutti per un cambiamento individuale e crescita armoniosa mantiene viva la speranza” spiega l’autore.

Michael Ewert | I GIARDINI SELVATICI DELLA MEMORIA - TRACCE DI UNA VETRINA. Osservatore attento e sensibile, dal 1979 Michael Ewert registra i cambiamenti di Cortona e della sua gente, dovuti al passaggio da paese contadino a zona di lusso e di turismo. L’espediente narrativo è la vetrina, il simbolo del cambiamento che l’autore utilizza come metafora per criticare il capitalismo e la società dei consumi, responsabili di aver oscurato per sempre quegli specchi carichi di ricordi. Ewert non ha un intento nostalgico, ma vuole mostrarci le possibilità che c’erano e che potrebbero esserci ancora oggi, se solo attuassimo una piccola ribellione nel pensiero e nelle relazioni.

Silvia Amodio | L’ARTE DEL RITRATTO. I ritratti di Silvia Amodio non sono mai casuali, ma frutto di una sapiente regia e di scelte attente della fotografa. Che abbia davanti persone affette da albinismo o denutrite in Burkina Faso, che stia ritraendo bambini al lavoro in Perù o dei cani con i loro padroni, Amodio sa benissimo che il ritratto non è solo la raffigurazione del soggetto ripreso ma è anche la traccia del fotografo che lo ha realizzato.

AA.VV. | 36 LITTLE GOOD THINGS. A 36 fotografi internazionali, selezionati dalla curatrice Arianna Rinaldo tra coloro che più di altri si sono confrontati con temi scomodi come la fotografia di guerra, è stato chiesto di fotografare con un rullino da 36 pose (o più rullini di medio formato) momenti quotidiani di bellezza, tenerezza, compassione e umanità. Il mezzo analogico, limitando forzatamente le possibilità di scatto, almeno in termini quantitativi, pone i fotografi davanti a una scelta e alla selezione delle “36 piccole buone cose” a cui dare maggiore risalto. Di ogni rullino sarà selezionata 1 foto, per un totale di 36.


Ciao
Giovanni B.

0 commenti:

Posta un commento