4 giugno 2013

La scorsa settimana il Chicago Sun-Times ha licenziato, ex abrupto, tutti i suoi 28 fotoreporter, tra i quali anche John H. White, premio Pulitzer nel 1982. I fotoreporter saranno sostituiti da... uno smartphone, fornito in dotazione ad ogni giornalista che, oltre a scrivere il pezzo, dovrà gestire anche le riprese foto e video.

Come ex studente di economia (tanti anni fa) dovrei essere dalla parte dell'azienda, dell'efficienza organizzativa, della riduzione dei costi e bla bla bla. Ma in realtà sempre sempre stato più appassionato di fotografia che economista, e mi è pertanto molto naturale stare dalla parte dei fotogiornalisti licenziati.

E non è solo una questione di affinità elettive: nessun mestiere si improvvisa, neppure quello di fotogiornalista. E proprio la straordinaria diffusione che la fotografia ha conosciuto in questi ultimi anni, grazie soprattutto agli smartphone, dovrebbe averci aperto gli occhi: un conto è premere un pulsante (virtuale) su di uno schermo, un altro è saper raccontare una storia per immagini.

Si può fare del buon fotogiornalismo con un iPhone (dai un'occhiata qui), è indubbio, ma un iPhone non ti fa diventare fotogiornalista, tutto qui.

Fine della predica, perchè in realtà volevo solo segnalare il blog di Rob Hart, uno dei 28 fotoreporter licienziati che - da fotoreporter appunto - ha iniziato a documentare la sua nuova vita da freelance in un blog dal titolo eloquente: "Laid off from the Sun-Times". Fate un salto a vedere, anche solo per dimostrargli che non è solo. :)

PS: sul tema ho trovato interessante anche l'editoriale pubblicato su LSDI "Il Chicago Sun-Times e il fotogiornalismo: ma il tocco dell’ ‘’artista’’ non si può insegnare".


Giovanni B.

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