5 novembre 2010

Pensate di trovarvi in montagna, sulle rive dello splendido Lago di Carezza ad esempio: è mattina ed il sole illumina le cime del Latemar che dominano il lago, mentre il lago -circondato da una fitta corona di abeti- se ne sta in ombra.


L'occhio (o meglio il cervello) compensa automaticamente la differenza di luminosità, ed il panorama che appare ai nostri occhi è splendido: il verde del lago, il verde più scuro degli abeti, il giallo brillante delle dolomiti, il blu intenso del cielo, il bianco di qualche sbuffo di nuvole. Splendido! Impugnamo la macchina fotografica e scattiamo. Poi altre due o tre foto, non si sa mai, per sicurezza.

Tornati a casa, carichiamo le foto sul pc, pronti a prepararci il più bel "sfondo per pc" che si sia mai visto. Ma, un attimo, cos'è successo: quando il lago è esposto correttamente, le montagne ed il cielo sono sparati; quando sono le montagne ad essere esposte correttamente il lago è una pozza scura... Addio "sfondo per il pc dell'ufficio" da ammirare nelle lunghe e noiose giornate invernali.

Oramai la frittata è fatta ma, per evitare di ripetere l'errore, cerchiamo di capire cosa è successo. La spiegazione la troviamo qui: "L'occhio umano può distinguere valori di luminosità massima/minima con un rapporto di circa 10.000:1, mentre una scena soleggiata può facilmente arrivare ad un range dinamico di 100.000:1. Le immagini riprodotte dal monitor o stampate su carta, hanno un range dinamico di solo 255:1. Ecco perché molte immagini riprese in pieno sole presentano spesso aree completamente nere ed aree completamente bianche." (fonte: 3megapixel.it).

La prossima volta, quindi, assieme allo zaino coi i panini, al plaid per il pic-nic ed alla macchina fotografica, dovremmo ricordarci di portare con noi un filtro neutro degradante oppure, se possediamo un cavalletto, potremmo cimentarci nella fotografia HDR (acronimo dell'inglese High Dynamic Range), che permette di riprodurre in foto immagini con elevate differenze di luminosità.

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