11 settembre 2016

Sto risistemando alcuni post piuttosto vecchi (andiamo indietro al 22 giugno 2010!) e  mi sono imbattuto in questa intervista a Tim Hetherington.

Il "pretesto" era l'uscita nelle sale (il 2 luglio 2010) del suo documentario "Restrepo" - se il mestiere del fotografo di guerra ti interessa devi guardarlo - poi l'intervista si era allargata ad altri temi: il fotogiornalismo, la guerra, l'esperienza all'avamposto di Restrepo nella Korangal Valley e il ruolo del fotografo di guerra.
E' un'intervista fuori dagli schemi, che vale la pena leggere.
Anni fa scrivevo molto di più di fotogiornalismo; oggi lo seguo ma non ne scrivo più.
Come se volessi negare la realtà che racconta.

La locandina del documentario "Restrepo", di Tim Hetherington

Pazzesche le coincidenze: per cercare di capire la guerra in Afghanistan raccontata da Restrepo dobbiamo andare indietro a quel pazzesco 11 settembre 2001, esattamente 15 anni fa oggi.
Un giorno fuori dalla storia che ha cambiato la storia recente. Ricordo perfettamente dove ero e cosa stavo facendo quando la collega entrò per dire che c'era stato un'attentato alle Torri Gemelle, che erano crollate. E' come avessi una fotografia incollata dentro la testa.
Mi sembrava impossibile. A tutto il mondo sembrava impossibile.



Neppure un mese dopo iniziava la guerra in Afghanistan, la stessa guerra raccontata da Tim Hetherington dieci anni dopo.

Tim Hetherington è morto qualche mese più tardi questa intervista, ucciso da una granata a Misrata, in Libia, assieme ad un altro fotoreporter, Chris Hondros,.
Non sono i primi, anzi, e purtroppo non saranno gli ultimi giornalisti a morire, uccisi da quella stessa guerra che cercano di raccontare a chi è lontano.

Giovanni B.

0 commenti:

Posta un commento