29 luglio 2009

L'edizione 2009 del premio giornalistico che la rivista francese Paris Match riserva agli studenti è stata vinta da un reportage sulle dure condizioni di vita di alcuni studenti dell'Università di Stasburgo. Ma, al momento della premiazione, i due autori (Guillaume Chauvin e Remi Hubert) hanno rivelato che le loro immagini erano il frutto di una "messa in scena artistica".
Ne parla Monica Nardini in un interessante articolo pubblicato su su Fotografia e Informazione: «Per illustrare le reali difficoltà nel mantenersi agli studi di alcuni coetanei dell'Università di Strasburgo avevano infatti fotografato dei personaggi fittizi.»

Il reportage fotografico, o più correttamente la rassegna artistica sui cliché dello studente universitario, seppur fasullo è tuttavia ottimamente realizzato e da vedere. Proprio per questo, «A tutti noi rimane il compito di riflettere su cosa sia diventato e cosa davvero significhi, nell'epoca della post-fotografia, il genere "reportage fotografico".»

Su questo tema, puoi leggere anche "Fotogiornalismo, etica e l'arte dello staging".

2 commenti:

  1. Se han dovuto svelarlo loro è perchè era fatto molto bene.
    Ma non ho capito se i protagonisti recitavano o semplicemente era soggetti presi in modo spontaneo ma non attinenti all'università...

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  2. Ciao Danx
    nell'articolo viene detto che "hanno rivelato che le loro immagini erano il frutto di una “messa in scena artistica”. Per illustrare le reali difficoltà nel mantenersi agli studi di alcuni coetanei dell'Università di Strasburgo avevano infatti fotografato dei personaggi fittizi."
    Immagino, quindi, che le fotografie siano delle ricostruzioni di situazioni reali o plausibili.

    Dal punto di vista tecnico, il reportage mi piace moltissimo; ma il fotogiornalismo non può dimenticare l'etica. Troppo importante è (rectius, dovrebbe essere) il suo ruolo, e troppo forte è il potere dell'immagine (statica o in movimento) per dimenticarsene.

    Quindi, bene hanno fatto -a mio parere- a ritirare il premio.

    Ciao
    Giovanni B.

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