17 luglio 2009

Il blog dell'agenzia fotografica Black Star Rising pubblica due interessanti riflessioni di Paul Melcher, partendo dal caso giudiziario che ha visto contrapposti il fotografo Chris Usher e l'agenzia Corbis.

I fatti sono presto detti: l'agenzia Corbis, in esapansione nel mercato della fotografia editoriale, raggiunge un accordo con il fotografo Usher (che ha già alle spalle lavori per riviste come Time e Newsweekper), per cui il fotografo consegna all'agenzia buona parte del suo archivio fotografico (all'incirca 50.000 fotografie) per la scansione delle immagini (siamo ancora nell'era analogica della fotografia, quando gli archivi fotografici erano fatti di diapositive e pellicole).
Trascorsi 16 mesi, non contento dei risultati, Chris Usher decide di interrompere il rapporto di collaborazione. E, in quel momento, apprende che l'agenzia ha perso più di 12.000 sue immagini. Non una diapositiva o due, ma 12.640 fotografie.

Ne segue una causa tra le due parti per stimare l'importo della perdita; dopo due anni, il giudice stabilisce che il fotografo deve essere ripagato per la perdita subita con 100.000 dollari (al netto delle spese processuali); ogni scatto è stato valutato all'incirca 7 dollari. (Fonte: Why Chris Usher’s Loss Is a Defeat for All of Us).

La prima riflessione di Paul Melcher è che questa sentenza, passata nel colpevole silenzio delle organizzazioni dei fotogiornalisti, dei blog e dei mezzi di informazione, fissa un importante precedente per i prossimi casi in cui si dovrà valutare il valore di una fotografia: 7 dollari.

Lens, il blog del New York Times dedicato al fotogiornalismo, commentando il caso Chris Usher vs. Corbis, cita uno dei legali di Corbis, secondo il quale le fotografie devono essere valutate come "qualsiasi altro bene di consumo" (commodity).

Bene, conclude Paul Melcher, in realtà ogni fotografo che si rispetti lavora duramente proprio per cercare di differenziare il suo lavoro da quello degli altri, ma se le agenzie ragionano in questo modo è perchè "vogliono convincere i loro clienti che il valore del loro prodotto è nel servizio di fornire fotografie, e non nella capacità di procurare splendide, inimitabili fotografie. Perchè, riconoscere questa seconda affermazione vuole dire rafforzare la posizione del fotografo." (Fonte: If All You Have Is a Hammer, Everything Looks Like a Nail). E un fotografo dovrebbe riflettere bene prima di affidare le proprie fotografie ad un'agenzia che le tratta alla stregua di chiodi.

PS: tra parentesi, la questione (che risale al 10 aprile scorso), è tornata di moda perchè il giudice in questo caso era Sonia Sotomayor, giudice nominato nelle scorse settimane dal presidente Statunitense Barack Obama alla Corte suprema.

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